• L’arte di perdere

    Una famiglia, tre generazioni, una manciata di giorni per leggerne tutto il dolore, la bellezza, la debolezza, la forza d’urto, la resilienza che Alice Zeniter ha infuso in loro. In poche parole un romanzo bellissimo, di quelli che mentre li leggi ti senti riconoscente al Dio della Letteratura e ai suoi scrittori missionari, anche giovani, che vengono a sorprenderci.  Di cosa parla L’arte di perdere? Le radici a tre profondità diverse. Quelle ataviche, tenaci alla recisione. Quelle a metà tra il dentro e il fuori. Quelle di superficie, più a contatto con il cielo esterno che con la terra. Il…

  • Racconti (e ricordi) parigini

    Esiste al mondo una città che più di Parigi riesca a creare nella mente istantanee di poesia atmosferica, tripudi di viali romantici necessari al sogno e abbandoni lirici alla libertà? No, non esiste. Dici Parigi e subito pensi ad un’atmosfera ben precisa, ad un’aria dai connotati così eleganti e luminosi da farti sentire al buio nella tua posizione geografica non parigina, a delle vibrazioni così poetiche, letterarie, cinematografiche, artistiche, rivoluzionarie e signorili, trasgressive e chic insieme, da farti star bene anche solo al pensiero che esistano. Parigi rassicura: è la certezza fisica e metafisica che esiste la Bellezza. Pensi a…

  • Il mio soggiorno a Casa Desolata

    Siamo ora pronti ad affrontare Dickens. Siamo ora pronti ad abbracciare Dickens. Siamo ora pronti a bearci di Dickens. (V. Nabokov, Lezioni di letteratura, lezione su Casa Desolata) Il mio ritmo di lettura di Casa Desolata è stato mutevole come un vento: l’ho iniziato con veemenza, rapita dalla curiosità e da un inizio invitante. Poi, durante le vacanze di Natale, proprio quando avrei avuto più tempo per leggerlo e abbracciarlo, ho sentito un senso di smarrimento. Ho pensato perfino di abbandonarlo. Alla fine, con un po’ di autodisciplina post festiva e di esercizi di recupero del rispetto per Dickens, ho…

  • A lezione dal prof. Nabokov

    Per quanto mi ripetessi che stavo cercando una mera presenza lenitiva, un pot-au-feu nobilitato, un toupet intimo animato, ciò che davvero mi attirava in Valeria era l’imitazione che sapeva fare di una bambina. Ho aperto e citato a caso (pag. 27) da quel capolavoro languido e meticoloso che è Lolita, ma avrei potuto citare altre mille cose pregiatissime uscite dalla penna stilografica d’oro di Nabokov (io la immagino d’oro zecchino). Quando penso alla classe in letteratura penso a lui e ho visioni di ardore lessicale e seduzione. Da uno che scrive con tale sontuoso uso delle parole e della prosa,…