• Racconti di mare e tempesta

    Il mare è luogo eletto della narrazione come pochi altri, è un contenitore letterario naturale, un generatore perfetto di metafore, allegorie, mitologie; la sua superficie e i suoi abissi raccontano sempre qualcosa, specialmente a chi ha familiarità con la sua eco sconfinata, con la sua biologia non solo balneare. (Oggi fa venire in mente anche storie tristi di perdita dell’umanità e di chiusura, di vite disperate e di una dignità che non sempre resta a galla, ma il mare non ha colpe in tutto questo). A me basta poco per visualizzare una storia, anche una minuscola, che riguarda il mare:…

  • Le mie vacanze con Il conte di Montecristo (o del fascino irresistibile del romanzo d’appendice)

    Questa estate, tra fine luglio e metà agosto, ho deciso di trascorrere del tempo vacanziero con Dumas padre e di farmi narrare una storia dalla lunghezza omerica (1214 pagine, più 23 di note) come fosse un rapimento senza alcuna urgenza e necessità di riscatto. Il conte di Montecristo è stata la mia immersione da sub e la mia maschera per guardare da vicino fondali letterari di cui avevo solo sentito parlare. Vi dico qualcosa di questa esperienza. Parto col dire questo (ma arrivate fino alla fine del post per capire com’è e cos’è davvero quest’opera): Il conte di Montecristo è…

  • Parlare (male) di Parlarne tra amici

    Stando alla definizione ufficiale di “millennials”, cioè di persone nate tra il 1981 e il 1996, anch’io, essendo nata nel 1984, sono una millennial, una millennial un po’ old, ma pur sempre millennial. Ed essendo Sally Rooney definita in ogni dove, come fosse un prodotto con l’etichetta, “la scrittrice dei millennials”, ergo dovrei sentirmi rappresentata dalla sua scrittura e dai suoi libri super cool con copertine vitaminiche (con dipinto di Alex Katz) e grafica pop. Ecco, questo sillogismo non funziona con me perché dopo aver letto Parlarne tra amici non solo non mi sono sentita capita, narrata, analizzata e rappresentata…

  • Rileggere Delitto e castigo a 30 anni*

    *In realtà ne ho 35, ma facciamo finta che valgano solo le decine e diamo un colpo di scure sul cranio al concetto di tempo come fa Raskol’nikov con la vecchia usuraia.  Ho letto Delitto e castigo la prima volta quando andavo al liceo, in una strana edizione Rizzoli – trovata fra le raccolte disorganiche di libri di casa dei miei – divisa in due piccoli tomi, con una rilegatura fragile e una copertina grigiastra, priva di immagini e di ogni forma di seduzione editoriale.Superata la fase greco/latino-centrica del quarto e quinto ginnasio in cui sono stata devota come un…