• Possiamo salvare il mondo, prima di cena (?)

    Dopo aver finito di leggere Possiamo salvare il mondo, prima di cena mi sono sentita come la mela-mondo in copertina: morsa, non integra, addentata da qualcosa che è arrivato fino al torsolo della mia visione delle cose. Mangiata dalla presa di coscienza sul mio modo di mangiare, che è anche un divorare la salute del clima e quindi la nostra e quella dei posteri. Sono (= mi ritengo) parecchio sensibile rispetto alla questione climatica, eppure quando faccio la spesa e metto in tavola ciò che ho comprato il clima è un’astrazione ben lontana dai miei pensieri, quella del clima non…

  • Racconti di mare e tempesta

    Il mare è luogo eletto della narrazione come pochi altri, è un contenitore letterario naturale, un generatore perfetto di metafore, allegorie, mitologie; la sua superficie e i suoi abissi raccontano sempre qualcosa, specialmente a chi ha familiarità con la sua eco sconfinata, con la sua biologia non solo balneare. (Oggi fa venire in mente anche storie tristi di perdita dell’umanità e di chiusura, di vite disperate e di una dignità che non sempre resta a galla, ma il mare non ha colpe in tutto questo). A me basta poco per visualizzare una storia, anche una minuscola, che riguarda il mare:…

  • Le mie vacanze con Il conte di Montecristo (o del fascino irresistibile del romanzo d’appendice)

    Questa estate, tra fine luglio e metà agosto, ho deciso di trascorrere del tempo vacanziero con Dumas padre e di farmi narrare una storia dalla lunghezza omerica (1214 pagine, più 23 di note) come fosse un rapimento senza alcuna urgenza e necessità di riscatto. Il conte di Montecristo è stata la mia immersione da sub e la mia maschera per guardare da vicino fondali letterari di cui avevo solo sentito parlare. Vi dico qualcosa di questa esperienza. Parto col dire questo (ma arrivate fino alla fine del post per capire com’è e cos’è davvero quest’opera): Il conte di Montecristo è…

  • Parlare (male) di Parlarne tra amici

    Stando alla definizione ufficiale di “millennials”, cioè di persone nate tra il 1981 e il 1996, anch’io, essendo nata nel 1984, sono una millennial, una millennial un po’ old, ma pur sempre millennial. Ed essendo Sally Rooney definita in ogni dove, come fosse un prodotto con l’etichetta, “la scrittrice dei millennials”, ergo dovrei sentirmi rappresentata dalla sua scrittura e dai suoi libri super cool con copertine vitaminiche (con dipinto di Alex Katz) e grafica pop. Ecco, questo sillogismo non funziona con me perché dopo aver letto Parlarne tra amici non solo non mi sono sentita capita, narrata, analizzata e rappresentata…