• La vita bugiarda degli adulti

    Quello che sto per scrivere è un articolo breve e senza ambizioni di indagine critica né particolari sforzi interpretativi. Come sempre si tratta di impressioni di viaggio al termine del libro. Non amo molto le recensioni esegetiche fino allo sfinimento sulle opere di Elena Ferrante (leggere le interviste che le vengono fatte, invece, mi rende felice); trovo che su di lei si speculi troppo in termini di ermeneutica e di apparati critici, come se ci si sentisse in colpa per il piacere quasi fisico che danno i suoi romanzi, come se si volesse a tutti i costi ricondurre all’elitario una…

  • Leggere (molto lentamente) Seni e uova

    Ho avuto uno strano rapporto di lettura con questo libro. Mi è piaciuto leggerlo, mi ha trasmesso molte e complesse emozioni, ma sono stata lenta, ai limiti dell’indolenza, nel portarlo avanti. Non perché io l’abbia trovato noioso o malriuscito, né perché mi sia fatta spaventare dalle sue corpose 606 pagine pregne di giganti “questioni” femminili. Per altre ragioni. 1) La prima ha a che fare con l’effetto che la letteratura giapponese contemporanea ha su di me. Un senso di rallentamento del moto delle cose, di dilatazione temporale e sospensione spaziale, di quiete che non è tedio ma attardarsi nelle pagine,…

  • Leggere (con) Furore

    Furore, il titolo italiano (l’originale è The Grapes of Wrath), ma anche quello che si prova leggendo un tale pulsante capolavoro. Ho usato la parola capolavoro subito, fin dalla prima riga, e non mi sento affatto enfatica. Questo è Furore, un capolavoro. E non solo perché è un’opera di Steinbeck, lo scrittore che più d’ogni altro, insieme a Hemingway e Salinger, ha dato gloria eterna al Grande romanzo americano. Furore è una suprema opera letteraria la cui lettura avvicina al cuore contraddittorio dell’uomo, alle sue mani che possono tendersi in soccorso o colpire con ferocia, ai suoi denti che possono…

  • Ecco perché ho amato leggere Kent Haruf

    Kent Haruf, per come scrive, per quello che scrive, per il tipo di lettrice che sono io, dovrebbe andare a collocarsi per direttissima nell’area grigia delle mie delusioni letterarie, delle mie mancate empatie. Ha tutte le caratteristiche di quegli scrittori minimalisti come Hemingway o Cormac McCarthy che mi fanno sentire a disagio per eccesso di asciuttezza, per disidratazione stilistica. Non usa le virgolette per il discorso diretto come a voler risparmiare tempo, non regala mai un aggettivo in più, una sfumatura verbale in più, lascia perdere i dettagli quando tu vorresti saperne di più, lavora per sottrazione, per riduzione lessicale,…