• Consigli di evasione geo-letteraria: Il pozzo

    Tra tutte le case editrici esistenti oggi, Iperborea è quella che più ha in sé l’idea del viaggio (non a caso il formato dei suoi libri ricorda le guide turistiche), dell’andare verso Nord o in Oriente a esplorare luoghi diversi dai nostri, spazi riempiti da atmosfere e colori inediti dove però i sentimenti sono gli stessi, universali e familiari. Se sento il bisogno di un altrove che non sia solo altro rispetto a me stessa ma anche altro rispetto alle coordinate che occupo, Iperborea è la casa editrice che vado a cercare. Le sue latitudini letterarie mi consentono trasferimenti preziosi.…

  • Leggere Yates in quarantena (+ un piccolo consiglio)

    L’infelicità la sa narrare davvero solo Richard Yates e questa cosa mi rende felice.Come scrive lui del fallimento non scrive nessuno: quando leggo qualcosa di suo so che nessuno ne uscirà vincente, nemmeno io, ma è proprio questa forma inesorabile di naufragio esistenziale che amo tantissimo, questo incombere fin dalle prime pagine di un senso discendente delle cose e dei fatti. Perché leggere di sconfitte , inesorabili derive di mancata autorealizzazione, solitudini silenziose, amori che diventano trappole è una cosa straziante eppure bellissima perché grondante umanità, onestà. Perché il lieto fine non è quasi mai onesto e averne bisogno vuol…

  • COSE CHE SCRIVO: Un ricordo di caffè e lumache

    Credo ci sia un luogo d’incanto per ognuno di noi, un posto dove abbiamo sperimentato la leggerezza, dove abbiamo lasciato fluire parti di noi senza volerle indietro, perché lì siamo stati bambini felici e il nostro soggiorno non è mai del tutto finito. Quel luogo per me è la casa in campagna che i miei nonni paterni prendevano in affitto ogni estate, per decenni, sempre la stessa, sotto un pezzo di cielo terso appartenente alla Sicilia sud orientale. Da bambina ho creduto che fosse di nostra proprietà, c’erano cose nostre lì dentro, giochi, letti, odori, esperienze che avevamo creato noi,…

  • Il mare non bagna Napoli

    Qui, il mare non bagnava Napoli. Ero sicura che nessuno lo avesse visto, e lo ricordava. In questa fossa oscurissima, non brillava che il fuoco del sesso, sotto il cielo nero del sovrannaturale. Può un libro che ha le parole «Napoli» e «mare» nel titolo essere contenitore di tenebre? Ho scoperto di sì leggendo i racconti (mi verrebbe da dire dell’orrore) di Anna Maria Ortese. È quel «non» a trionfare con tutta la sua portata di negazione e negatività. Il mare c’è ma non ce la fa ad addolcire la violenza del degrado morale e sociale, a mitigare le atmosfere…