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Consigli di lettura dicembrini: 3. La luna di miele di Mrs. Smith

Leggendo questa raccolta di racconti inediti – scritti dagli anni ’30 agli anni ’60 e per cui dobbiamo ringraziare i figli della scrittrice, che li hanno tirati fuori da alcuni scatoloni – ho esclamato mentalmente: una, dieci, cento, mille Shirley Jackson e ho esultato.

Sì, perché quella di questi racconti è una Jackson multiforme, versatile, in grado di spaziare tra temi, generi, toni senza perdere mai un briciolo di abilità narrativa e appeal stregonesco.

Una Jackson sperimentale che offre al lettore molteplici portate, tutte da divorare: favole gotiche folgoranti, grotteschi siparietti familiari, mini-thriller dal sentore hitchcockiano, commediole dell’assurdo, gag beffarde, incontri ravvicinati con il Diavolo, racconti sentimentali da rivista e altro ancora.

Vi dico solo che i titoli passano dal minaccioso Jack lo squartatore al natalizio Riempi casa di agrifoglio, da Incubo (che in realtà è molto divertente) a Festa di ragazzi, tanto per citarne qualcuno.

Siamo abituati a una Shirley Jackson grande narratrice di tensioni e distorsioni psichiche, elegante evocatrice di malignità e malesseri interiori, di terrori atavici ma dall’apparenza distinta.
Pensiamo a lei come a una provocatrice sottile, sempre in punta di piedi e di penna.
Nostra signore delle sensazioni fastidiose  e seduttive.
Strega-scrittrice che insinua dubbi, ombre e fantasmi molesti nel nostro animo di lettori soggetti a fragilità.

Dico sempre che è la scrittrice più disturbante ma allo stesso tempo irresistibile che io conosca.
Vivo la lettura delle sue opere come un pericolo che promette condanne e delizie, sconvolgimenti e godimenti.

E in effetti è andata così anche con questi racconti. L’impronta stilistica è sempre quella, non si scappa dalle sue diaboliche grinfie, nemmeno con la narrativa breve.

Ma mi è sembrato di cogliere anche nuove sfumature jacksoniane, tocchi ironici, semiseri, dolceamari.
In mezzo al classico perturbante, c’è anche della leggerezza.

Mia nonna è una signora amabile e gentile, tranne con i gatti. Peraltro ha un debole per loro e si duole costantemente del fato crudele che l’ha designata come loro nemica naturale. Sembra che li atterrisca. (Dal racconto Mia nonna e il mondo dei gatti)

Quelli de La luna di miele di Mrs. Smith sono racconti quasi sempre scanzonati, con le loro cortesi guerre domestiche piccolo-borghesi, l’ordinaria resistenza alla famiglia e al suo apparato bellico, le incombenze da brave donne di casa svolte con una punta appena di veleno e altre dinamiche normali che finiscono con l’essere anormali.

L’idea di spaccare la testa al marito con il portacenere di vetro non le era mai passata per la mente, ma adesso non le dava tregua. (Dal racconto Che pensiero)

Sono essenziali come freddure, talvolta fulminei, schivi nel porgere soluzioni o significati immediati, eppure evocano mille suggestioni diverse, spesso contrastanti, talora confinanti con una follia latente e divertente che è dentro ognuno di noi e che Jackson sa smuovere con due, tre battute perfette.

Lasciano addosso come un senso di minaccia, di ansia appollaiata sui nervi, ma sembrano anche un invito a una festa di autoironia, cinismo e liberazione da costrizioni, a un party in cui si balla con il diavolo, quello vero, ma anche quello che è in noi, quello che si annida nei gatti, nei bambini o negli oggetti comprati ai grandi magazzini newyorkesi.

Con la loro infida grazia, non dicono mai più del dovuto, non chiudono sempre cerchi, ma alludono e strappano sorrisi.

Ho letto Lizzie (di cui ho scritto qui), L’incubo di Hill Hous e, di recente, il breve e venefico Abbiamo sempre vissuto nel castello e in tutti e tre i casi sono stata attraversata da brividi alternati di curiosità e inquietudine.

Con questi racconti ho aggiunto un altro tassello, di tipo tragicomico, alla mia attrazione verso il Jackson-pensiero e ho visto la scrittrice farmi l’occhiolino fra le righe.

Evviva!

Il mio preferito in assoluto? Quello che dà il titolo alla raccolta e che viene fornito addirittura in due versioni, scritte a distanza di anni e – a parità di storia – molto diverse fra loro nella struttura.

Mrs. Smith, come aveva fatto tante volte negli ultimi giorni, si domandò come fosse possibile che la vita di due persone venisse completamente trasformata da una casualità, dalla combinazione di una bella giornata e dell’aria di mare, da un’improvvisa parola complice e dallo scoprire l’inatteso sollievo di una malinconia condivisa […].

A dispetto del titolo romantico, è un racconto molto beffardo. Una piccola perla malefica.

Shirley Jackson scriveva, riscriveva e non smetteva mai di battere le dita sui tasti della macchina da scrivere, di lavorare ai suoi testi, alle possibilità esplorative della sua scrittura.
È grazie a questa dedizione che noi oggi possiamo leggere non una ma dieci, cento, mille Jackson.

Consigliato a tutti e in particolare a:

  • chi ha letto tutto di Shirley Jackson e vuole conoscerla in una veste diversa;
  • chi non crede alle etichette attaccate definitivamente agli scrittori;
  • chi ama il sarcasmo, l’ironia tagliente, il lato comico del cinismo;
  • chi ama i racconti brevi, soprattutto se molto diversi fra loro;
  • chi vorrebbe fumare una sigaretta con il Diavolo;
  • feticisti delle nuove uscite Adelphi.

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