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Il mio consiglio di lettura per l’estate: 1. Il libro del mare

Nei mesi torridi e intensamente meridiani, quelli del sopore e del languore dell’intelletto, leggere narrativa o saggistica che viene dal grande Nord mi fa percepire una freschezza mentale simbolica, mi mette in viaggio idealmente verso altre latitudini dove il mio corpo non è unto di impasto colloso di crema solare e dove la mia mente può stare all’ombra e ritrovare una vivacità perduta al frinire delle cicale di mezzogiorno.

Allora non mi sento più come Dante nei pressi del Flegetonte ma connessa a qualcosa di lontano e refrigerante, a una dimensione geografica che non mi appartiene ma che mi sembra di poter esplorare in lungo e in largo mentre leggo.

Se poi il libro nordico in questione ha anche a che fare con il mare nel senso più vasto e multidisciplinare del termine, allora eccomi trasferita in un lampo dal mio Mar Mediterraneo al Vestfjorden, in un tratto di mare tra Bodø e le isole Lofoten, in Norvegia.
Dal Meridione alla terra degli Iperborei come per incanto.

Il libro del mare di Morten A. Strøksnes, edito da Iperborea, è il mio consiglio di lettura-viaggio per l’estate: se volete capire, conoscere,  scoprire il mare dall’interno e nel profondo ma anche come simbolo e sconfinata allegoria, come dimensione poetica ed essenza costitutiva dell’uomo, leggetelo.

Se, come me, avete amato Moby Dick (qui la mia gigantesca dichiarazione d’amore) e amate le narrazioni di mare e sul mare, leggetelo.

Se siete attratti dal mare come mistero e forza suprema, come eterno luogo di domande e di ricerca, e non (solo) come location vacanziera per fare snorkeling, leggetelo.

Se al mare non andate per svuotare la mente ma per riempirla, leggetelo.

Se cercate un buon compromesso estivo tra piacevolezza e sapere, qualcosa che sia leggero come la brezza marina ma che vi istruisca e vi rimanga nel cuore anche a estate finita, leggetelo.

Leggendolo si esplorano gli abissi ma anche le origini, si apprendono nozioni di scienza ma si percepisce anche un filo conduttore emotivo; ci si sente in un preciso luogo geofisico – il Mare di Norvegia – ma anche in una dimensione inafferrabile e ineffabile, nel mare come manifestazione metafisica e come entità titanica da sempre generatrice di suggestioni.

Il libro del mare è un meraviglioso zibaldone di riflessioni sul mare da molteplici prospettive:  quelle della storia naturale, della preistoria della terra, della biologia marina, della letteratura, della poesia, del mito, della leggenda, dell’epos, dell’ecologia, della pesca, della cronaca, dell’autobiografia, del Nord, dell’amicizia. E non solo.

È un libro “di virtute e canoscenza”, un viaggio verso il superamento di Colonne d’Ercole anche mentali, una sfida e un documentario letterario delle sue fasi, anche di quelle che non richiedono azione ma contemplazione.

Parla in mare aperto e apre mondi sottomarini di cose che non sapevamo.
Per esempio che lo squalo della Groenlandia può raggiungere i 400 o addirittura 500 anni d’età ed è il vertebrato più longevo del pianeta.
O che la maggior parte delle luci bioluminescenti prodotte dalle varie specie degli abissi sono azzurre, ecco perché il mare appare azzurro.
O ancora che il capodoglio è il carnivoro più grande mai esistito sulla terra.
O – e adesso vorrei visitarli uno per uno – che tutti i 97 fari della Scozia costruiti tra il 1790 e il 1940 sono stati edificati dalla famiglia Stevenson e che anche Robert Louis, sì proprio l’autore dell’Isola del tesoro, doveva diventare ingegnere di fari per tradizione familiare ma poi divenne scrittore di successo.

È un saggio pieno di saggezza scientifica contemporanea e di sensibilità filosofica senza tempo; un libro informativo ma anche poetico; un discorso vasto sulla parte acquea e subacquea del nostro pianeta.
Nelle sue 315 pagine c’è competenza e c’è amore, c’è studio e c’è bellezza sintattico-lessicale, ci sono dati, nomi, note e c’è anche qualcosa di evocato, un sussurro lirico che conferisce eleganza all’insieme.

Perché il mare si studia, ma allo stesso tempo si inventa; è biologia e ricerca ma anche magia; è materia trattabile metodicamente ma anche libertà di pensiero. Parla la lingua delle scienze naturali ma anche altre lingue con alfabeti sconosciuti, di un ermetismo acquatico complesso.

Un vento dolce soffia dalla ricca biblioteca del mare. La luce sopra di noi si scinde tra le nubi, e quando i raggi si proiettano sull’acqua, si flettono come verbi irregolari.

Proprio come in Moby Dick, anche qui le parti tecnico-scientifiche si alternano a quelle dove l’interno più oscuro del mare è anche interiorità e dove l’inseguimento di uno squalo gigante della Groenlandia non è solo andare a pesca ma essere eroi omerici alla ricerca di un altrove, di un’intuizione per capirsi meglio, di un’illuminazione sul vivere.

Come diceva Melville: «Acqua e meditazione sono sposate per sempre».

E poi il mare è anche bacino gigantesco di fantasia, custode di mostruosità vere o, per lo più, immaginate.
Grazie a Il libro del mare conosciamo l’umanista svedese Olao Magno che nella sua Carta Marina del 1539 disegnò una mappa dei mostri marini avvistati soprattutto al largo della Norvegia.
Ovviamente c’è anche il Kraken, il più temuto in assoluto. E poi ci sono sirene, tritoni, cefalopodi grandi quanto navi…

Cosa c’è di più affascinante e surreale della criptozoologia marina? La zoologia marina reale con le sue creature sorprendenti, come il calamaro vampiro o il calamaro colossale.

Anche le descrizioni atmosferiche e sensoriali sono piccole perle marine, delicati dipinti ad acquerello:

Intorno a noi c’è silenzio, a parte uno sciabordio morbido e musicale. L’acqua lambisce l’altra faccia del riflesso del cielo sulla sua pellicola esterna, su avvallamenti e alte secche. Il mare luccica, una lastra uniforme così splendente che pare brillare di luce propria.

Non mancano l’ironia e un approccio semiserio alla scienza. La cosa bella di questo libro è anche questo piglio amichevole rispetto a quanto viene trattato:

Le balene sono in linea di massima buone, quasi piccolo-borghesi, con le loro famiglie nucleari, in cui canto, gioco ed educazione dei figli sono posti al centro della vita, tra pasti vegetariani e viaggi vacanzieri in giro per i mari del mondo.

E non manca nemmeno l’invito alla riflessione sull’attuale condizione del mare e sulle sue sorti, sulla nostra responsabilità rispetto ad esse (il processo di acidificazione dei mari è in corso fin dall’Ottocento e la colpa è anche di noi esseri umani industrializzati):

Il mare si sta avvicinando a un livello di acidità che minaccia molluschi, crostacei, barriere coralline, krill e plancton, di cui vivono i pesci. […] Se il mare diventa più acido, la maggior parte delle grandi forme di vita marine si estinguerà.

C’è da fermarsi a pensarci su prima di ogni bagno, prima di ogni foto che facciamo dal cellulare alla sua multiforme bellezza.

Insomma, Il libro del mare è una bellissima esperienza di lettura “verticale” del mare.

Mare come parte preponderante della superficie terrestre e mare come metafora.
Mare come mare al largo delle Lofoten e mare come tutti i mari e tutto il mare del mondo, reale e non.
Mare come andare a pesca su un gommone gonfiabile e mare come avventura dell’anima.
Mare come luogo e mare come non-luogo.
Mare come attesa di qualcosa di preciso e mare come viaggio nell’imprevedibile.

Il mare, in tutti i suoi sensi, in un solo prezioso libro.

Lento e paziente, il mare continua ad arrotolare le sue onde, come ha sempre fatto prima che noi esistessimo e come continuerà a fare per molto ancora quando non ci saremo più.

P.S. Se cercate altri libri da potergli affiancare per un percorso tematico da veri sealovers vi suggerisco: Racconti di mare e tempesta (autori vari, Einaudi, 2019), Altre Menti di Peter Godfrey-Smith (Adelphi, 2018, collana Animalia) e, ovviamente, sua oceanica maestà Moby Dick.

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