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MoranteMoravia – Una storia d’amore

Le storie d’amore migliori non sono idilli ma guerre

Le guerre non hanno e non danno nulla di buono, ma è nel campo di battaglia della vita quotidiana insieme, nelle lotte intestine, nelle ritrovate alleanze che risiede l’essenza degli amori autentici.
Amori che non hanno nulla di perfetto e pacifico e che sono amori veri proprio in virtù di queste imperfezioni e di queste tendenze marziali.

Quello tra Elsa Morante e Alberto Moravia fu un amore bellico lungo venticinque anni. 
Un amore martirizzante e beatificante insieme, veleno e antidoto, vizio e virtù, tempesta e riparo.

Amore e odio.

“Le coppie di letterati sono una peste”, diceva Elsa.
Ma ai miei occhi sono una peste da cui si vorrebbe essere contagiati, perché c’è nel loro modo di amare qualcosa di divino, una modalità suprema che non è di questo mondo, che fa sentire mediocri e piccolo-borghesi noi comuni mortali che amiamo la serenità.

Mi vengono in mente altre coppie celebri di scrittori come Zelda e Francis Scott Fitzgerald, Ted Hughes e Sylvia Plath (vi consiglio di leggere Tu l’hai detto di Connie Palmen per conoscere meglio il loro rapporto), Dino Campana e Sibilla Aleramo, e trovo delle somiglianze, la stessa furente ostinazione del cuore fra momenti di incantevole sintonia e momenti di rabbioso contrasto.

E in queste alternanze che non conoscono quiete trovo l’essenza del vero eros, quello che se si infuria si allea con thanatos.

Elsa e Alberto vissero il loro amore così.

Venticinque intensi anni in cui si danno l’uno all’altra e si privano l’uno dell’altra, in cui si attirano per affinità elettiva e si respingono per difformità emotiva.

Li chiamavano MoranteMoravia, come fossero una creatura con un solo corpo e due teste, e così sono stati, uniti senza scampo ma anche divisi da passati, temperamenti e approcci alla vita del tutto diversi.

Lui era ricco e alto-borghese, lei povera e del Testaccio.

Lui, che ebbe un’adolescenza di malattia e dolore, era equilibrato e razionale, più ancorato al suolo, più tollerante; lei, che aveva vissuto un’infanzia di disagio familiare e di rifugio nella fantasia, era sempre protesa verso l’incanto e il sublime e non tollerava tante, forse troppe, cose.

Lui era elegante e composto, lei scomposta ed estremizzante.
Lui pratico e moderato, lei intrisa di idealismo romantico e radicale.

Il cuore pulsante della loro armonia sentimentale era la scrittura, vissuta da entrambi in maniera assolutizzante, come sacerdozio, come una genitorialità biologica.

«Nella letteratura c’è tutto – sostiene lui –, Dio, il diavolo, il fato, il male, il nulla». E poi aggiunge: «Per Elsa, la letteratura era la vita».

Nella loro storia ci sono tanti fatti, tante esperienze, tanti libri, tanti incontri; una spaventosa e meravigliosa densità di vita vissuta, di chiamata alle armi dell’esistenza senza diserzioni o tremori.

C’è bellezza e violenza.

Vissero tanto, vissero in pieno Elsa e Alberto, nel bello e nel brutto, e dentro questa pienezza sbocciò, maturò e sfiorì il loro amore.

Il libro di Anna Folli ripercorre delle tappe importanti della loro vita insieme e invita allo spettacolo sempre diverso e ondivago del loro amarsi.

Il primo incontro nell’antica birreria Dreher vicino a Palazzo Colonna, a Roma; lei che – sfrontata e fatale – fa scivolare le chiavi di casa sua tra le mani di lui.

Capri come isola felice di un amore nella sua fase radiosa.

Il matrimonio, il 14 aprile del 1941. Lei che non sarà mai una moglie tradizionale e lui che ama proprio questa diversità. Perché:

«[…] meglio superare tormenti d’amore che ammuffire nel quotidiano».

La guerra, il fascismo che dà la caccia a lui e la fuga nella zona più selvaggia della Ciociaria. Il freddo, la fame, il rischio che li avvicinano come non mai.

«Con tutte le paure che avevamo quello fu uno dei momenti più felici della mia vita».

Il dopoguerra e gli anni Cinquanta, Roma che diventa centro di effervescenza creativa e culturale e loro che vi si muovono senza posa.

Le incursioni corsare di altri innamoramenti.
Lui che ama da sempre le donne e si concede flirt, lei che si infatua con quell’assolutismo che la caratterizza in tutto.
È qui che ho percepito di più l’irrazionalità di Elsa che è quasi un accanirsi, una malattia.
Come quando perde la testa per Luchino Visconti e lo definisce “l’uomo cattivo che ho amato alla follia” e si ostina a volerlo con sé, nonostante lui sia omosessuale e non coinvolto come lei.

Elsa sembra fissarsi su queste passioni sbagliate che diventano come sortilegi su di lei e che invece sono menzogne

E l’amore MoranteMoravia però non viene mai meno e perdona a sé stesso le sue debolezze e si accorge sempre di resistere, nonostante la volubilità, le infedeltà, i corti circuiti del desiderio:

«[…] A te voglio tanto bene, un giorno capirò che sei sempre la persona a cui voglio più bene al mondo. Ma adesso perdonami la mia malattia. Buona notte – ti bacio. Elsa».

Ancora, l’amicizia speciale di entrambi con Pier Paolo Pasolini, che diventa un forte punto di ancoraggio per entrambi prima della separazione, nel 1962.

I viaggi, le feste, le case dove vivono insieme o da soli, quella in Via dell’Oca, quella in Via del Babuino.

E poi due nuovi amori: Bill Morrow per Elsa e Dacia Maraini per Alberto.

La fine del loro amore.

Eppure qualcosa continua a fluire, un bene radicale che li porta a sentirsi al telefono, a farsi delle visite, a scriversi lettere da ogni parte del mondo in cui uno dei due si trova. Che porta lei, totalitaria come sempre, a non voler divorziare:

«Con chi credi di presentarti all’Angelo Custode, dopo che sarai morto? Con me, che sono tua moglie e continuerò a esserlo!»

E in mezzo a tutto questo fluire di vita vissuta Elsa e Alberto fanno la cosa che sanno fare meglio: scrivere.

Scrivono, scrivono, scrivono – Elsa ritirandosi dal mondo a ogni nuovo romanzo, Alberto con più equilibrio e metodo – romanzi che passano in sordina o grandi capolavori del Novecento, e vincono premi (entrambi lo Strega, lui nel 1952 per I racconti, lei nel 1957 per L’isola di Arturo, ma non solo) e guadagnano soldi e consacrazioni e non smettono mai di impugnare la penna e farla diventare canale del loro tormentato mondo interiore.

La parte finale di questa storia è quella che spezza più il cuore: Alberto a 74 anni si innamora ancora, un’ultima volta,  di Carmen Llera, che ha 23 anni, e intanto la malattia di Elsa peggiora sempre più.
La sua mente fertile e geniale, proprio il centro vitale del suo essere scrittrice per destino, si ammala, si perde, va in rovina

Forse è questa la fine che fa soffrire di più. Una fine beffarda per una creatura “milionaria di idee” come Elsa che del suo intelletto aveva fatto una missione.

Penso ai suoi romanzi che ho letto in questi mesi e la ringrazio in silenzio per tanta generosità. 

E penso anche che di Moravia ho letto solo Gli indifferenti quando avevo 20 anni (lui lo scrisse a 18!) e che dovrei approfondire la sua conoscenza, addentrarmi nella sua riflessiva eleganza.

Dentro le pagine di MoranteMoravia c’è la storia di una storia preziosa, colma di vicende e di gradazioni sentimentali.
Non si tratta di un resoconto giornalistico di fatti e date, della cronistoria di una coppia celebre, ma di un bellissimo viaggio dentro la vita di un amore, dalla sua nascita alla sua crescita fino alla sua dissoluzione.

Quello di Anna Folli è un libro che vibra ed emana vita mentre racconta due menti geniali del nostro Novecento (mi ha fatto venire in mente un altro bellissimo viaggio dentro una vita e un mondo che è La corsara – Ritratto di Natalia Ginzburg, uno dei libri che ho più amato lo scorso anno).

Ogni appassionato di storie d’amore complesse e inquiete dovrebbe leggerlo.

Io l’ho letto con un trasporto totale e romantico che mi ha fatto sentire vicina a Elsa, ma anche con un approccio più adulto che mi ha fatto comprendere Alberto

Sono stata anch’io MoranteMoravia durante la lettura ed è stata un’esperienza intensissima, un’incursione indimenticabile.

Li ho amati. Li amo.

2 Comments

  • cristina arborio

    Ho scoperto per caso il tuo blog e me lo leggerò tutto tuttissimo 😉
    Amo la letteratura (e viaggiare e scrivere) e Moravia è il mio autore italiano preferito: non conoscevo questo volume e andrò a recuperarlo!

    Oltre ai suoi super classici, mi permetto di consigliarti i suoi diari di viaggio (es: Passeggiate Africane, Lettere dal Sahara) e un librone (‘-one’ proprio a causa del formato) stupendo: si intitola Andando Altrove ed è corredato dalle splendide fotografie del suo compagno di avventure Andrea Andermann.
    Un saluto,
    cris

  • Margherita

    Oh, che bello, benvenuta Cristina!
    Moravia lo conosco davvero poco e merita sicuramente più attenzione e approfondimento. Prendo nota dei tuoi suggerimenti, grazie mille 😀

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