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4321, o della gratitudine

Come preannuncia il titolo, in questo post ci sono io che abbraccio 4321 e 4321 che abbraccia me e c’è il racconto breve di questo abbracciarci e dedicarci l’uno all’altra. C’è molto amore in questo post e c’è un tentativo scritto di celebrarlo. Questo post è un GRAZIE.

Non ho intenzione di tirare in ballo la retorica fasulla e generalizzante sui libri che salvano la vita o che rendono le persone migliori o che guariscono dalla depressione, ma mi concedo di dire questo: 4321 è stato un gigantesco supporto in un periodo (un mese, quello di aprile) in cui mi sono sentita sopraffatta da una tensione dolorosa, è stato il mio rifugio antipanico in giorni bellici, è stato la possibilità di agganciarmi al bello durante un regime di tirannia del brutto.

Si può provare gratitudine per un libro? Sì. Specialmente se quel libro ti ha offerto una dimensione altra e spaziosissima in cui ripararti e allargare il respiro.

Vado a cercare con gli occhi 4321 nel posto di casa in cui l’ho poggiato con gestualità sacra quando l’ho finito e gli dico silenziosamente “grazie”.

Per avermi benedetto col dono della Letteratura in giorni in cui avrei solo voluto urlare “maledizione”.

Per avermi ripulito la mente da pensieri votati al peggio.

Per avermi concesso un’avventura immersiva nella vita altrui in un momento in cui la mia e quella di chi mi sta accanto non erano propriamente la vie en rose.

Per avermi appassionato prodigiosamente come non mi capitava da tempo, quel genere di passione che ti spinge a prendere a morsi le pagine, ad averne fame, sete, necessità fisiologica, a pensare trionfante “che il mondo si fotta, ho questo libro da leggere!”.

Per avermi fatto compagnia in giorni in cui mi sono sentita sola, con o senza altra gente accanto, e spaventata. Questo tomo dalla corporatura massiccia me lo sono portata in giro (anche in ospedale, mentre chi amo era in sala operatoria e io tremavo per lunghe ore di attesa) come un’armatura, mi ha difeso, esortato, illuminato.

Per essere stato un lungo romanzo di vita e di tutto ciò che da essa può scaturire, di meraviglioso o di violento, di costruttivo o distruttivo, di ispirante o di sfidante, proprio in settimane in cui ne avevo bisogno per sentirmi parte del tutto, paladina di un esercito universale di combattenti.

Adesso vi elenco alcuni dei motivi per cui è un libro che merita gratitudine e un inchino mistico. Per coerenza numerologica dovrebbero essere 4, ma credo che avrò bisogno di altri numeri.

1) 4321è qualcosa di enorme nella portata e nelle intenzioni, è un’ambizione dalla taglia oversize, eppure ha anche la delicatezza delle storie umane osservate al microscopio, di un essere umano in particolare fra i sette miliardi e mezzo del pianeta, delle sue conquiste, sfide, imposizioni anche minime dell’esistenza. Dettagli, attimi, incontri, scontri che lavorano alla formazione del proprio io individuale e del proprio io nel mondo. In questa romanzo-universo c’è la sfera individuale e c’è l’enorme peso del Tempo e della Storia; due dimensioni che si intersecano l’una con l’altro ma senza che il gigante faccia scomparire la miniatura. La storia unica e irripetibile (ma variabile  nella creazione taumaturgica di Paul Auster) di Archie Ferguson, vista così da vicino e da dentro da diventare noi stessi Archie Ferguson, non viene mai messa in ombra dall’ingombrante stazza della Storia americana, dagli eventi macroscopici. Il flusso umano scorre con la stessa imponenza di quello epocale e di tanta umanità non si può che essere grati. La grande storia degli Stati Uniti d’America degli anni ’60 è lì che scalpita e agita moti e motti, scuotendo le fondamenta politiche del mondo intero, eppure, mentre leggi, tu hai a cuore principalmente Archie e il suo giovane esserci, la sua piccola vita in divenire, il suo capirsi e definirsi attraverso la lettura, la scrittura, lo sport, l’amore, il sesso, la famiglia, così come ci siamo (più o meno) costruiti noi alla sua età, sebbene altrove, spinti da altri venti storici.

2) Nelle sue pagine scorre e palpita l’amore ostinato per la letteratura, la lettura, la scrittura. L’anima del romanzo è biologicamente letteraria, il suo DNA è fatto di lettere. Per chi è devoto alle divinità delle parole 4321 è un commovente dono, un omaggio totale, un richiamo costante di affinità elettiva, un invito a scoprire opere e autori, a leggere, rileggere ed esplorare in lungo e in largo la vastità dei libri, a sperimentarne ancora di più la potenza e la capacità di sommovimento dei moti del cuore. Dopo aver letto 4321 e la lista di libri che legge Archie Ferguson (specialmente quello della vita 4, il mio preferito), la mia lista di libri da leggere si è allungata e le mie intenzioni di viaggi letterari si sono potenziate. Vorrei leggere Il conte di Montecristo di Dumas (l’Archie n° 2 lo fa da ragazzino: “[…] terminò Dumas con la morte nel cuore, temendo che sarebbero passati anni prima di incontrare un altro romanzo così bello”) e Le due città di Dickens; vorrei rileggere Delitto e castigo per sentirne il fulmine ancora, a un’età meno incline alla totalità del sentire ma che ha ancora bisogna di scosse telluriche:

Perché la lettura di Delitto e castigo lo cambiò, Delitto e castigo fu il fulmine che si abbatté dal cielo e lo mandò in frantumi […]  se un libro poteva essere questo, se un romanzo poteva fare questo al tuo cuore, alla tua mente e ai tuoi sentimenti più profondi sul mondo, allora scrivere romanzi era senz’altro la cosa migliore che potevi fare nella vita, perché Dostoevskij gli aveva insegnato che le storie inventate potevano andare ben oltre il semplice divertimento e lo svago, potevano rivoltarti come un calzino e scoperchiarti il cervello, potevano scottarti e gelarti e metterti completamente a nudo e scaraventarti tra i venti furiosi dell’universo […].          

Dopo aver letto 4321 lascerò che la letteratura mi scotti e mi geli ancora di più e continui a formarmi (anche se non sono più un’adolescente informe), o almeno a non deformarmi. Quando un libro parla di altri libri c’è festa nel regno dei bibliofili, c’è una moltiplicazione di desideri e una matrioska di inviti alla lettura o rilettura. E c’è gratitudine per l’idea di un’educazione letteraria (ma anche cinematografica, come scoprirete leggendo) che non è mai troppo tardi per recuperare o rispolverare, perché la letteratura e la scrittura sono fra le poche cose senza tempo, scadenza e pretese anagrafiche, appartengono al regno della libertà e della formazione personale perenne.

[…] e non c’era niente di più bello, niente eguagliava la sensazione di annullarsi ed entrare nel grande mondo che ferveva dentro le parole che gli ronzavano nella testa.

3) 4321 va letto e ringraziato anche per la sua struttura non convenzionale che è anche una modalità di lettura a incastro inedita e un’esperienza di uso delle pagine non necessariamente lineare. All’inizio, quando muovi i primi passi e ti trovi all’ingresso dell’impianto, ti sembra di non saperti muovere bene, avresti bisogno di un pallino rosso di orientamento con scritto “tu sei qui”, vai avanti con le pagine ma non fai altro che guardarti indietro per riannodare dei fili, ripassare delle situazioni e agganciare l’Archie Ferguson di turno alla tua conoscenza in itinere. A volte lo perdi o lo confondi con quello di un’altra delle 4 vite possibili e questo succederà anche quando sarai già molto avanti con la lettura. A volte devi prendere un appunto o usare più di un segnalibro come bussola. A volte devi ripassare come fosse materia d’esame, riprendere i punti che hai già dimenticato e fissarteli bene a mente. Insomma bisogna usare il libro in maniera circolare, contare in sequenza 1, 2, 3, 4 ma anche in modalità random, arrivare, ritornare, procedere, sostare senza smettere mai di sentirsi incantati da questa possibilità di interazione. 4321 è un libro che ho toccato e sfogliato tantissimo, ne ho vissuto le pagine in maniera creativa, le ho coinvolte, avanti e indietro, indietro e avanti, in un giro del mondo in 4 vite o nel giro di una vita in 4 mondi. Leggendolo non sono partita da un punto A per arrivare a B, a C e così via, dritta alla meta come un corridore, ma ho sperimentato una visione panoramica, con gli occhi liberi di andare e venire e il pensiero sospeso tra un Archie e l’altro. Meraviglioso essere messi così alla prova da un romanzo-puzzle. Geniale la megacostruzione di Auster (mi viene in mente l’episodio Bandersnatch di Black Mirror, ma questa è Letteratura, non Netflix, ed è mille volte più coinvolgente. I livelli, e il livello, sono umanamente altissimi). Non credo che Auster l’abbia compiuto in sette giorni, ma 4321 è senza dubbio una creazione divina.

4) La centralità dell’amore e del sesso è un altro cuore sacro di 4321 che mi ha fatto amare il romanzo con un trasporto di tipo adolescenziale, con la totalità di quell’età, dell’età di Archie, quella in cui la sfera dei sentimenti e dei sensi si amplifica e si complica. Il sesso affonda le sue spire voluttuose nel racconto delle vite di Archie ed è un richiamo al vivere incessante, un’educazione al corpo importante tanto quella della mente. Il romanzo palpita dei tremori delle prime volte, della foga esplorativa delle volte successive, delle sperimentazioni erotiche che verranno dopo ancora e dell’amore che – Archie lo scoprirà presto –  può essere più intenso e di certo più duraturo di un orgasmo. Che siano etero, bi o omosessuali, gli Archie di Paul Auster sono affamati di sensualità e vibrazioni fisiche. E (quasi) per ogni vita, in maniera diversa ma costante, c’è lei: Amy. Estasi e dannazione. Epicentro di ogni cosa.

Chi legge rivive un impero giovanile dei sensi che commuove per vitalità e tormento; ripensa, rievoca, rivive tutto, ancora una volta, come fosse egli stesso Archie e questo è un dono di ritrovamento temporaneo della giovinezza che Auster ha voluto farci e farsi. 

(Questa è l’esperienza dell’Archie n°1, la sua prima volta proprio il giorno in cui viene assassinato J. F. Kennedy, proprio quando il futuro sembra morto e la città irreale):                  

C’era dolore. C’era paura. C’era confusione. Due vergini che si defloravano a vicenda con nient’altro che una vaghissima idea di quello che stavano facendo […].

(Anni dopo, gli anni del college, sempre lui, sempre lei):

Amy era impigliata dentro di lui. Lui era ciò che era perché adesso lei era lì dentro con lui, e a che pro fingere di poter essere anche solo un minimo umano senza di lei?

5) I luoghi di 4321, due soprattutto, New York e Parigi, in cui Auster fa muovere i suoi Archie facendoli entrare nell’anima della città e mai solo nella sua superficie geografica.

New York agitata dal ’68, difficile perché categorica, guazzabuglio di squallore metropolitano e fermento politico e culturale, summa di un’America dura e veloce, giovane e morente insieme. 

Parigi,  la chambre minuscola in cui l’Archie n° 3 scrive il proprio libro e dal cui “balcone lillipuziano” guarda il Quai d’Orsay, la Senna, il Grand Palais, la cupola del Sacré-Coeur che ampliano ogni ristrettezza. L’unica città in cui scrivere, leggere e studiare tutto il giorno sembra possibile, come se tutto fosse messo lì per ispirare il pensiero e per dare il pieno consenso a tutti i cultori della parola scritta, fornire loro un sostentamento fatto solo d’atmosfera. 

Inutile dire che in entrambi i casi sembra di essere lì con Archie ed è un’esperienza non scontata di macchina del tempo e dell’identità per cui essere grati ad Auster.

6) La presenza di qualcosa o qualcuno di ascendenza tragica classica che scaglia fulmini dall’alto e sceglie per Archie e per chi gli sta accanto (e per noi lettori) con beffarda ineluttabilità. Non un deus ex machina che cala fra i mortali per risolvere situazioni complesse con sentenze insindacabili, ma divinità distratte, forse anche sciocche, che inciampano sulle esistenze e le fanno finire in un lampo. Le formule usate da Auster mi hanno fatto venire in mente il teatro greco ma anche Dickens, mi hanno spaventato meno di quello che pensavo perché credo (mio personale parere) che ci sia una pennellata di ironia, seppur funesta, nel progetto di 4321, ma anche in quello delle nostre vite. Pensarci fa talmente paura che fa quasi ridere.

Gli dèi guardarono dall’alto della loro montagna e scrollarono le spalle.

[…] e gli dèi, da un capo all’altro della terra, rimasero in silenzio.

7) Un ultimo (ma solo perché ho scritto troppo) motivo di gratitudine è il fatto che 4321 amplia e spalanca le finestre del possibile, prende i “se” e i “ma” e li mette in gioco, traccia sentieri virtuali di alternative e li percorre tutti da cima a fondo, nel bene e nel male. Da lettore ti sembra di respirare in un’atmosfera più vasta e libera della solita realtà unidirezionale, ti sembra di poter ricominciare ogni volta da capo. Tante volte ci diciamo “chissà cosa sarebbe stato di me se…”, “chissà dove e con chi sarei adesso se…” e ci accaniamo sul già successo come fosse possibile riprogrammarlo. Nella realtà può essere frustrante avere questa curiosità, peggio ancora se è rimorso o la constatazione di un grave errore di percorso, ma in letteratura tutto è possibile, e 4321 è la meraviglia delle variabili, è il sogno di una vita che si fa quattro, è la storia moltiplicata di una persona ed è anche in questa prospettiva quadruplicata, in questo allargare ciò che di solito sta stretto, che risiede il suo potere benefico, seppur surreale. Costruire e smontare le possibili vite di Archie Ferguson è un gioco (e qui si torna al punto 4), ma è anche un liberare, disserrare e sprigionare il molteplice dall’univocità.

C’è da essere grati per questo e per tanto altro ancora, per questi 4 romanzi al prezzo di uno, un prezzo troppo basso rispetto al suo reale valore, quantificabile in termini editoriali, non quantificabile in termini di bellezza letteraria e valore umano.

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