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Letture per tornare bambini a Natale*

*Post ad alto tasso di buonismo e candore natalizi. Gli Ebenezer Scrooge che dovessero passare da queste parti sono avvisati: i tre libri di cui parlo potrebbero avere lo stesso effetto dei tre fantasmi del Canto di Natale.

Le liste di libri, le classifiche e i bilanci mi agitano sempre: cosa prendo? cosa lascio? perché devo scegliere? E tutte le altre titubanze del dover selezionare l’infinitesimale in una distesa pressoché infinita.

Quindi vi darò solo un consiglio addobbato per le feste. O meglio tre, ma con un unico invito: ritrovarvi un po’ bambini a Natale, mollare tutto e viaggiare dentro pagine leggere leggere.

Ma che originalità! direte voi. E lo so che c’è tutto un kit di stereotipi natalizi fastidiosi come l’odore degli alberi di Natale made in China, ma io a quello del tornare bambini sotto le feste ci credo davvero.

Credo che a Natale si debba provare a essere morbidi come i maglioni che indossiamo e i panettoni che mangiamo (solo i panettoni, ché i pandori non li digerisco) e lievi come l’aria quando si rinnova. Io mi sforzo anche di brillare come le lucine a led senza intermittenza e di farmi attraversare da un senso di calore domestico addomesticante.

Mi piace vedermi più bambina e meno problematica sotto le feste. Quasi sempre l’atmosfera lavora per me e io mi trasformo un po’ in quell’atmosfera luccicante e vagamente profumata di serenità.

Il 26 dicembre poi si torna adulti dominati dalla gravità, ma con almeno un residuo di leggerezza in corpo.

Dunque, i tre libri che vi suggerisco sono per ragazzi o hanno ragazzi come protagonisti e vi assicuro che leggerli o rileggerli da adulti è un’esperienza da fare, soprattutto se come me vi sentite spesso più simili al piombo che alla piuma, anche cromaticamente. Un po’ di peterpanismo non potrà che farci bene.

Io li ho letti/riletti tutti e tre questa estate, per lo più all’aria aperta, ma mentre lo facevo pensavo che la location ideale sarebbe stata in tutti e tre i casi un’alcova domestica segreta, meglio se natalizia e con una giornata fredda al di là della finestra (probabilmente la canicola estiva mi ha dato questo genere di suggerimento). Ed eccoci qua, li ritiro fuori a Natale e ne faccio un post lieve e dal cuore tenero (vedi asterisco ad inizio post).

1) Piccole donne, di Louisa May Alcott

Perché leggerlo o rileggerlo in età adulta? Tra le tante ragioni ve ne dico 4 (una in più rispetto agli altri due libri, perché Piccole donne è Piccole donne e meriterebbe un saggio e un’ode).

1. Innanzitutto per vedere che effetto fanno Jo March e le sue sorelle da una prospettiva matura. Io ho ritrovato delle idee perdute, ho avuto un atteggiamento più sprezzante (per superarlo vedi punto 2) in certe parti di ostentato buonismo che avevo accettato da piccola, ho notato aspetti creativi delle quattro sorelle che non avevo mai notato, ho pensato di più a L.M. Alcott che da piccola mi interessava poco, sono andata oltre la sua scrittura didattica e ne ho intravisto per la prima volta il coraggio, l’intento innovatore. Ho capito anche meglio Jo, nei suoi capelli tagliati e venduti ho visto un atto libertario che decenni fa mi aveva fatto solo ridere. Quella che in passato era stata immedesimazione adesso l’ho vissuta come comprensione critica. E come nostalgia. Insomma vi vedrete parecchio cambiati, più acuti, sicuramente più cinici, ma vorrete a tutti i costi recuperare la parte più buffa di voi, quella più colorata e dotata di fantasia, quella più lontana dall’autocontrollo e più simile a Jo.

Si lisciò la zazzera come se fosse perfettamente soddisfatta della nuova pettinatura e disse: — Non piangere Beth, non è una tragedia nazionale. Anzi, tanto meglio per la mia vanità perché stavo proprio per diventare un po’ troppo fiera dei miei capelli. Inoltre servirà anche a rinfrescarmi le idee: sapeste come mi sento leggera adesso! E il parrucchiere dice che mi verrà una capigliatura tutta ricciolini corti come quella di un ragazzo, senza contare che poi sarà più facile tenerli in ordine. Quindi sono contentissima così, per cui ora prendi i soldi, mamma, e andiamo a cena.

2. La seconda ragione è legata alla prima: si può rileggere Piccole donne da adulti come antidoto al cinismo. Il che vuol dire provare a liberarsi delle energie negative e darsi la possibilità di essere meno acidi. Recuperare certe ingenuità dell’infanzia attraverso le avventure domestiche delle quattro sorelle. Non irrigidirsi come vecchie contesse inglesi durante la lettura delle parti più infantili e filantropiche, ma provare a sciogliersi come cera davanti al camino di casa March. Provateci. Vi accorgerete che questa riduzione autoimposta di freddezza e scetticismo vi alleggerirà il respiro. Vi sentirete un po’ scemi probabilmente, vi scapperà qualche “tze” borbottante, ma la rigidità della vostra mascella si trasformerà in qualcosa di simile ad un sorriso di pace.

Quale migliore occasione del Natale per provare ad ingentilirsi?

3. La terza ragione ha a che fare con la dimensione domestica: è probabile che durante le feste vi sentiate intrappolati dentro bolle di socializzazione familiare ed extrafamiliare alla lunga asfissianti e che sentiate il bisogno di isolarvi, giusto per scaricare un po’ di tensione da ipercomitiva chiassosa dentro quattro mura. Ebbene, leggere Piccole donne potrebbe essere un invito a rivalutare le gioie dello stare tanto tempo in casa con chi si ama (e anche con chi si ama meno), e questo vuol dire partecipare, giocare, farsi venire le guance rosse per l’eccitazione, proprio come facevamo da bambini. Ora, non dico di mettere in scena teatrini o cantare come fanno le sorelle March (anche se non sarebbe male come idea), ma di provare a non rintanarsi nell’angolo degli sbadigliatori seriosi. La casa vibra fortissimo sotto le feste e dalle piccole donne della Alcott dovremmo imparare a far parte di queste vibrazioni. Per diventare parte della tappezzeria e indossare il broncio dello stress c’è tutto il resto dell’anno.

Cucire non era divertente, ma quella sera facevano del loro meglio, senza lamentarsi. Adottarono l’idea, suggerita da Jo, di dividere le lunghe cuciture in quattro parti, e di chiamarle Asia, America, Europa e Africa. Parlavano, man mano che il lavoro progrediva, del paese corrispondente al punto dove stavano cucendo. Alle nove smisero di cucire e prima di andare a letto cantarono qualcosa, come facevano sempre.

4. La quarta ragione è perfetta per chi non ha grandi somme da spendere in divertimenti festivi o grandi numeri con cui far gruppo, per chi si appresta a passare un Natale minimale e si sente invisibile: leggere Piccole donne (se si ha un approccio di lettura non machiavellico) ci ricorda che si può far festa anche con poco, che si può fare del proprio Natale una cosa intima, piccina, essenziale, dallo stile nordico, ma calda e confortante. I piccoli gesti, le piccole cure, i microatti di bontà, anche se si è in quattro o in due, possono rendere un Natale spoglio un trionfo di energia positiva. Anche questo potrebbe sembrare un luogo comune moraleggiante, ma da quando ho imparato a trarre benessere dalle cose microscopiche non la penso più così. Le piccole donne ci dicono che volare alto è importante, ma che anche a bassa quota si possono ottenere soddisfazioni. I numeri grandi sono per i megalomani e di solito i megalomani non hanno buon gusto.

Però io non sono per niente convinta che le ragazze della buona società si divertano più di noi, – disse Jo. – E questo nonostante i nostri vecchi vestiti, i riccioli bruciacchiati e le scarpe così strette

2) Favole al telefono, di Gianni Rodari

Perché leggerlo o rileggerlo in età adulta?

1. Perché è Rodari illustrato da Munari. E perché Rodari è uno di quegli autori sempreverdi che ci fanno sentire come sempreverdi: via i rami secchi, la noia raziocinante dell’età adulta, l’adesione stancante al vero, largo alla più sfrenata fantasia. Natale mi sembra il periodo dell’anno migliore per tuffarsi nella meraviglia dell’inverosimile.

2. Perché leggendo le Favole al telefono potrete alternare la frequentazione obbligata con un genere umano vario che sembra esistere solo sotto le feste, a quella con un genere umano di fantasia che una volta letto sembra esistere per sempre.

Il grande esploratore Giovannino Perdigiorno per esempio, o Alice Cascherina che casca dappertutto, o il delicatissimo signor Fallaninna. Ce ne sono di tipi, paesi e cose strambe dentro queste bellissime favole brevi. E molte di loro sapranno intrattenervi più del cugino di ottavo grado seduto accanto a voi o dell’amica curiosa di vostra madre.

Uno scolaro faceva le divisioni: — Il tre nel tredici sta quattro volte con l’avanzo di uno. Scrivo quattro al quoto. Tre per quattro dodici, al tredici uno. Abbasso il nove… — Ah no, — gridò a questo punto il nove. — Come? — domandò lo scolaro. — Tu ce l’hai con me: perché hai gridato «abbasso il nove»? Che cosa ti ho fatto di male? Sono forse un nemico pubblico?

3. Perché si ha sempre bisogno di ironia e Rodari ve ne può regalare tanta. Il bello con Rodari è che quando lo leggi non ti senti fuori tempo e senescente come un’istitutrice vittoriana (cosa che mi succede quando provo a leggere fiabe di altri autori), ma ti senti in pieno diritto di entrare in un mondo che non c’è e di sguazzare felice nella sua vena comica, che è gentile con il lettore di ogni età e allarga il sorriso già dopo poche parole.

Mentre ero in spiaggia ad agosto mi è capitato di leggerne alcune parti per la nipote di due mie amiche; la bambina dopo un po’ ha preferito dedicarsi al mare, io ho continuato beatamente da sola la mia esplorazione rodaresca e ho sperimentato una calviniana leggerezza pensosa (volendo potreste leggere anche questa meraviglia di Calvino per ritrovarvi un po’ bambini). Mi ha fatto un gran bene, mi ha reso meno saturnina e più mercuriale.

Il mio suggerimento è: mettete via il vostro telefono e mettetevi all’ascolto delle Favole al telefono. Ci vorrà poco tempo, ma vi ricaricherà senza limiti.

Storia del regno di Mangionia

Sul lontano, antico paese di Mangionia, a est del ducato di Bevibuono, regnò per primo Mangione il Digeritore, così chiamato perché dopo aver mangiato gli spaghetti sgranocchiava anche il piatto, e lo digeriva a meraviglia.

Continuate a leggerla voi se riuscite a non mangiare un libro così squisito.

3) Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli, di Alan Bradley

Questo libro per me non è stato una rilettura, ma una prima, felice, volta.

Perché leggerlo in età adulta?

1. Perché se ci teniamo a debita distanza dai bambini/ragazzini che sotto le feste raggiungono livelli di petulanza pazzeschi (nipoti, figli di amici, in casi estremi anche figli propri), Flavia de Luce, la piccola detective protagonista di questo giallo, ci farà capire come si possa essere brillanti e ispiranti anche a 11 anni. Potrebbe farvi tornare bambini, ma di una tipologia non capricciosa e urticante. Flavia è una creatura letteraria che ho amato all’istante e sono certa che anche voi farete la ola al suo cospetto perché è colta, curiosa, intuitiva, beffarda, appassionata di chimica e crimini da risolvere. Sarebbe un personaggio perfetto per un film di Tim Burton con atmosfere gotiche. E a pensarci bene ha anche qualcosa della sfacciataggine di Jo March, la stessa tendenza a rintanarsi in un luogo segreto per creare qualcosa, la stessa audacia avventuriera e l’inconsapevole femminismo.

Il libro si intitolava Un approccio elementare alla chimica, e nel giro di pochi istanti avevo appreso che il termine iodio deriva da una parola greca che significa «violetto», e bromo da una che significa «puzza». Queste erano esattamente le cose che volevo sapere! Mi infilai il poderoso volume sotto la maglia e me lo portai in camera.  […] Quando arrivai a comprendere i misteri della chimica organica il mio lavoro diventò sempre più sofisticato, e trassi grande piacere imparando quanto si poteva ottenere così facilmente dalla natura. La mia passione era il veleno.

2. Perché è ambientato negli anni ’50, in una cascante dimora nobiliare inglese e in giro per la grigia campagna di Bishop’s Lacey e io considero l’Inghilterra il posto in cui il Natale dà il meglio di sé, come se ci fosse nelle atmosfere letterarie (ma anche reali) inglesi una combinazione perfetta di elementi generatori di essenza natalizia. Se poi dentro queste ambientazioni so british si aggira una tipetta scaltra e curiosa che ficca il naso dove non dovrebbe e risolve casi che non dovrebbe nemmeno conoscere alla sua età, avrete in mano il libro di Natale perfetto. Dickensiano, con tocchi di Conan Doyle, da leggere in poltrona con una tazza di tè accanto (la tazza di tè è obbligatoria per letture del genere) e magari un camino o almeno un termosifone acceso. Leggerlo in spiaggia d’estate è stato uno spreco di atmosfere.

3. Perché si legge in poco tempo, è scorrevole ed energico come Gladys,  la bicicletta di Flavia. Le indagini che questa piccola Sherlock Holmes porta avanti sono intriganti, le sue intuizioni brillanti, i suoi esperimenti di chimica esilaranti (sintetizza veleni e altri intrugli come fosse uscita da Breaking Bad). Vi ritroverete in un attimo alla fine e a Natale, che ahimè finisce in un attimo, un libretto pieno di personalità, ma snello e scattante è quello che ci vuole. Basterete voi come bradipi domestici privi di ritmo.

Mentre correvo verso casa, oltre le lapidi inclinate e coperte di muschio del cimitero parrocchiale di San Tancredi, attraverso le strette viuzze bordate di vegetazione, su per la gessosa High Road e finalmente in aperta campagna, lasciai andare Gladys a suo piacere, giù dai pendii a rotta di collo, lungo le siepi che sfrecciavano via, immaginandomi di essere il pilota di uno degli Spitfire che appena cinque anni prima avevano pericolosamente sfiorato quelle stesse siepi come rondini, mentre scendevano verso Leathcote.

(PS: Questo è il primo di una serie di gialli editi da Sellerio con protagonista Flavia de Luce. Nel 2013 è uscito Il Natale di Flavia de Luce, che non ho ancora letto, ma di cui mi fido a priori. Potrebbe essere addirittura più in armonia con il periodo delle feste di questo primo libro).

Concludo ricordandovi che il 20 dicembre esce al cinema Il ritorno di Mary Poppins, diretto da Rob Marshall.

Un’altra occasione per sospendere la propria spregevole condotta ponderata e beneficiare della fantasia altrui.

Auguri, fate i bravi bambini!

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