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Le notti bianche

Proverò a scrivere un post breve in armonia con la fugacità di questo romanzo-racconto.
Suggestioni, per lo più.

Questo Dostoevskij di breve durata romanzesca e di fulminea poesia non me l’aspettavo, da lui ho sempre avuto cose più corpose e imponenti, strutture più a lungo termine.
Quello de Le notti bianche è il Dostoevskij più romantico e meno politico di sempre ed è anche quello più sognante, più incantato.

Le notti bianche è un racconto sentimentale, per sognatori, per creature sensibili e solitarie come il suo protagonista, per adolescenti d’età e/o di cuore.
Una storia per anime dolci, per lettori fragili.

Mi è piaciuta questa esperienza (esclusivamente notturna ed esaurita in una manciata di ore) a base di amore, sogno e incanto de Le notti bianche?

Ovviamente sì, ma non al punto da aver trovato un nuovo libro prediletto.

Il mio disagio per i racconti è sempre quello, ormai lo sapete, e il fatto che in questo caso artefice di tanta brevità sia il mio magniloquente Dostoevskij rende tutto più inusuale.
A dire il vero il racconto ha una sua completezza perfetta e non si rimane in attesa né in sospeso.
Tuttavia, chi come me ama le immersioni in acque letterarie profonde e prolungate, potrà provare un vago senso di abbandono precoce.

D’altra parte le poche pagine del romanzo sono una summa di effetti sensoriali, atmosferici, emotivi e tutto è straordinariamente immerso in una dimensione di poesia e sogno, cose classicamente (e giustamente) predisposte alla breve durata.
Le notti bianche è un racconto-cartolina, una sintetica panoramica interiore ed esteriore di San Pietroburgo, dei suoi profumi, delle sue vie, del lungofiume, del Nevskij, ma anche quella di un sognatore indefesso innamorato dell’amore.

I rendez-vous notturni tra il protagonista e Nasten’ka, sconosciuta e poi conosciuta, sotto il cielo bianco dell’estate sanpietroburghese, sono fonte di grande incanto, di romanticismo primordiale.

Se avessi letto Le notti bianche in età liceale l’avrei eletto a manifesto di vita personale: vivevo di sogni e platonismi vari.

La razionalità dei miei attuali 30 anni ha forse sottratto un po’ di incanto all’opera, ma trascorrere una notte d’estate a leggere Le notti bianche è stato comunque estremamente simbolico e affascinante.

Fatelo anche voi in queste notti in cui il caldo obnubila i sogni. Ne troverete uno di carta breve ma incantevole.

No Comments

  • Siboney2046

    Ho la tua stessa lieve avversione per i racconti, troppo fugaci per emozionarmi profondamente. Eppure questo mi affascinò non poco quando lo lessi, nonostante il mio poco celato scarso amore per Dostoevskij!

  • Siboney2046

    Ho la tua stessa lieve avversione per i racconti, troppo fugaci per emozionarmi profondamente. Eppure questo mi affascinò non poco quando lo lessi, nonostante il mio poco celato scarso amore per Dostoevskij!

  • Margherita

    Allora non sono la sola ad avere questa avversione, meno male 😊
    Probabilmente Le notti bianche ti ha affascinato perché, secondo me, è diverso dal classico Dostoevskij che ami poco e che io adoro. È molto più romantico!

  • Margherita

    Allora non sono la sola ad avere questa avversione, meno male 😊
    Probabilmente Le notti bianche ti ha affascinato perché, secondo me, è diverso dal classico Dostoevskij che ami poco e che io adoro. È molto più romantico!

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