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Sonata a Kreutzer

Vi dicevo dell’affare fatto qualche tempo fa con un’offerta lampo Kindle e della presenza della Sonata a Kreutzer di Tolstoj nell’invitante pacchetto scontato.

Anche in questo caso siamo in presenza di un romanzo brevissimo, che si può facilmente leggere in una manciata di ore, ma che non lascia scampo né quiete al lettore.

Fa quasi paura perché è spietato, affilatissimo, lucidamente teorico rispetto alla tematica dell’amore coniugale e di tutti i suoi universali corollari.

In certi punti Sonata a Kreutzer sembra più un trattato sulle convinzioni del Tolstoj post-conversione che un romanzo vero e proprio, ha una vocazione espositiva fortissima più che narrativa, ha la perentorietà di una tesi e della sua fervidissima dimostrazione.
Un piccolo libro di distruzione sistematica e di negazione dell’amore, ecco cos’è Sonata a Kreutzer.

Leggerlo con una consapevolezza biografica su Tolstoj credo sia fondamentale alla sua comprensione, a capire come mai sia un’opera tanto determinata, cinica e destabilizzante.

Solo così si può mettere in prospettiva e tentare di capire il disgusto, la nausea di Tolstoj – e del suo protagonista uxoricida Pozdnysev – verso la vita di coppia, la copulazione coniugale vista come un atto animalesco, basso e sporco, come qualcosa di squallido e avvilente. L’assenza di amore nella Sonata a Kreutzer è qualcosa di paradossale, di estremizzato fin quasi al ridicolo.
C’è un’ostinazione in questo nichilismo sentimentale che non è, e non può essere, mero espediente letterario e che deve necessariamente intrecciarsi con le più estreme convinzioni tolstojane.

Secondo questa visione catastrofica e asfissiante della condizione matrimoniale, l’amore non c’è, e quello che viene di norma definito come tale non è altro che un’illusione alimentata dalla volgare e superficiale regola ferina e ormonale dell’attrazione fisica, è finalizzato solo ed esclusivamente al sesso e al godimento corporeo. Di sublime e romantico c’è ben poco.

Questo ascetismo dai connotati fortemente nichilisti che pervade tutta l’opera, emerge nettamente fino a farsi seriosa dottrina nella Postilla aggiunta da Tolstoj in appendice al romanzo, che, con tutto il rispetto per Tolstoj, ho trovato più noiosa di una predica cattolica, di un’aridità fastidiosa e anacronistica.

Al di là delle teorie esposte nel romanzo, chiaramente opinabili, dal punto di vista strettamente narrativo e creativo Sonata a Kreutzer è una bomba ad orologeria, un meccanismo perfetto e no-stop di intrattenimento, di sospensione e di coinvolgimento del lettore, si legge con avidità sentendo il climax crescere di pari passo alla curiosità e allo sconcerto.

L’espediente del racconto ad uno sconosciuto sul treno è perfetto e dà a chi legge la possibilità dell’abbandono comodo e totale all’ascolto.

Le parti finali sulla gelosia del protagonista verso la moglie e il suo (presunto) corteggiatore con cui si diletta a suonare al piano la Sonata a Kreutzer di Beethoven, sono costruite con abilità registica e con una scansione ritmica della tensione. L’esplosione conclusiva è da maestro ed è in virtù del talento narrativo di Tolstoj che Sonata a Kreutzer va letto e goduto. Perché per il resto è un’opera follemente teorica e distruttiva.

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