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Tre uomini in barca
(per non parlar del cane)

Ho comprato questo piccolo libro in offerta lampo Kindle senza alcuna precedente intenzione di leggerlo; un po’ come capita con i saldi, spesso acquisto e-books solo perché il prezzo è ridicolo e per provare l’euforia del senso dell’affare. L’utilità di quella lettura me la creo io al momento e se nell’immediato non c’è, me la conservo per i giorni a venire.

In questo caso poi la casa editrice era Feltrinelli e non potevo lasciar perdere: con pochi euro, oltre a Tre uomini in barca, ho preso anche La sonata a Kreutzer di Tolstoj (di cui vi parlerò a breve) e La signora delle camelie di Dumas (un classicone che non ho ancora letto).

Tre uomini in barca (per non parlar del cane), complice anche il suo spontaneo prestarsi alla stagione estiva e balneare, l’ho letto subito e tutto d’un fiato: è quel tipo di libro “facile” e light che non ha senso leggere a piccole dosi. Va giù come un bicchiere di acqua fresca d’estate, è lieve, allegro, distensivo.

Più che un romanzo canonico è una sorta di diario di viaggio, e in effetti in origine doveva essere una guida turistica del Tamigi e delle sue sponde: per fortuna, alle descrizioni geografiche e paesaggistiche Jerome ha aggiunto un elemento umano esilarante, anzi tre elementi umani e uno animale, un quartetto molto british dalla gag patologicamente facile.

Ho adorato i tre protagonisti+uno di questa sghangherata gita in barca lungo il Tamigi, Jerome, Harris e George, il loro essere woodyalleniani, mr.beaniani, completamente imbranati e nerd, e il fatto che il cagnolino Montmorency sia una sorta di rassegnato osservatore della mancanza di senso pratico dei suoi accompagnatori umani.
Tra ipocondrie varie (l’incipit è grandioso!), piccoli disastri a bordo e fuori bordo con scene da commedia slapstick, grane organizzative da dilettanti, bagni più o meno previsti nel fiume e avventure grottesche che solo l’humour inglese poteva concepire, il libro scorre piacevolmente e riesce sempre a strappare un sorriso, a creare un senso di confortante identificazione (soprattutto a chi come me si perde e annaspa spesso in un bicchier d’acqua!). L’antieroismo totale dei protagonisti è stato per me un vero toccasana, un’occasione benefica di autoironia.

Peccato per qualche parte in cui l’umorismo si fa un po’ troppo inglese e sfuggente e per qualche descrizione e/o digressione accessoria che di tanto in tanto mi hanno reso impaziente.

Nel complesso una lettura rilassante, in piena armonia con la stagione; un piccolo classico che nel suo essere breve e lieve riesce a far riflettere sulla semiserietà della vita ed invita in modo contagioso alla leggerezza.

Liberatevi dalla zavorra, uomini! Lasciate che l’imbarcazione della vostra vita sia leggera, carica soltanto di quello di cui avete bisogno: una casa accogliente e qualche semplice piacere, un paio di amici degni di questo nome, qualcuno da amare e che vi ami, un gatto, un cane, e una o due pipe, cibo e indumenti a sufficienza e da bere in abbondanza, perché la sete è una compagna pericolosa.
La barca sarà più facile da governare, e non sarà tanto soggetta a capovolgimenti, e se si capovolgerà non sarà così grave; la merce semplice e di buona qualità sopporta un bagno.

Premio alla miglior battuta che sembra uscita da un film di Woody Allen a:

Ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell’uomo a cui presentarono le spese del funerale della suocera.

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