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Due

Potrei sintetizzare banalmente in un’unica frase il contenuto di questo libro dicendo: “Il matrimonio è la tomba dell’amore”.

Ho sempre pensato che questo modo di dire dai toni macabri e ammazza-intenzione (se mai ne avessi una remota di sposarmi!) sia in parte vero, ma si tratta pur sempre di una definizione ironica e autoironica sul matrimonio e mi auguro con tutto il cuore che non sia davvero un cimitero la cosa a cui si dice “sì” quel giorno!

Ma meglio non divagare perché rischierei di scrivere un post infinito sul tema “amore e istituzione”, perciò torniamo al libro…
Dopo aver letto quel capolavoro e quel trionfo di capacità narrativa che è stato per me Suite Francese, questo libro della Némirovsky mi ha un po’ deluso.

L’ho trovato ansiogeno e dall’afflato depresso, quasi spietato nella sua incapacità di consolare il lettore; sicuramente non è un romanzo ipocrita e dal sentimentalismo facile e questo è un bene, un segno di modernità della scrittrice, ma è di una tristezza quasi paradossale.
E’ davvero così rapido e senza scampo il processo di disamoramento e raffreddamento ormonale in una coppia sposata e con figli? E’ vero che – per citare un’angosciante frase del libro- “Quando si è sposati, non ci si guarda più”?

L’intreccio segue l’evolversi, o meglio l’involversi, di una storia d’amore nel passaggio dalla gioventù all’età adulta e dalla passione febbrile dei primi incontri alla simil-repulsione post matrimoniale.
Gli anni sono quelli della Francia del primo dopoguerra, un periodo di rinascita e di ricerca di vitalità, passione e divertimento a tutti i costi.

Due è scritto molto bene, certe frasi dal respiro ampio e descrittivo sono perfette, raffinate nella forma.
Contiene delle verità inconfutabili sull’amore e sulle sue fasi e fa riflettere, ma mi è sembrato troppo estremo nel ridurre alla più totale piattezza la storia di una coppia sposata; mette quasi paura in questo senso!

Un romanzo interessante dal contenuto poco rassicurante; nulla a che vedere con Suite Francese che mi aveva infuso un senso di calore e bellezza.
Il legame coniugale è tanto più forte quanto più è forgiato sull’ipocrisia, sulle costrizioni. Due sposi, liberi l’uno verso l’altra, tolleranti, due sposi che non si rifugiassero nel silenzio e nella menzogna, potrebbero essere amanti, ottimi amici, compagni, ma smetterebbero di essere marito e moglie. Il matrimonio non ha bisogno di personaggi reali, ma dell’apparenza del camuffamento. (pag. 132)

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