Uncategorized

Il Circolo Pickwick

Quando ho scelto di leggere questo libro, oltre all’amore fedele per Dickens, mi ha ispirato l’idea di fondo che ne è alla base, quella di un circolo socio-culturale formato da quattro amici che decidono di viaggiare a zonzo per l’Inghilterra e di annotare usi, costumi, avventure e disavventure del loro allegro girovagare.
Mi sembrava un’idea romantica, una di quelle cose che ho sempre sognato di fare e mi pregustavo situazioni esilaranti e rocambolesche, tese e avvincenti, scene da viaggio memorabili, intensi personaggi alla Dickens, atmosfere immersive di pura inglesità.

A dire il vero sono rimasta un po’ delusa; sono entrata nel Circolo carica di entusiasmo e ne sono uscita stanca e con pochi ricordi.
E’ la prima volta che mi succede con Dickens e mi sento come se avessimo avuto una prima inaspettata crisi nel nostro appassionato rapporto d’amore scrittore-lettore.
Ma anche alle migliori coppie succede di scontrarsi quindi perdono Charles per avermi a tratti annoiata (era ancora giovane e inesperto quando l’ha scritto) e chiedo perdono a lui per non aver apprezzato fino in fondo un libro che forse ho letto nel periodo sbagliato e con dedizione distratta e altalenante.

Il Circolo Pickwick non è un romanzo in senso classico, non c’è un vero e proprio intreccio né un crescendo di tensione e di situazioni legate ai personaggi. In qualche modo non c’è nemmeno un personaggio principale: Samuel Pickwick, fondatore dell’omonimo circolo, a mio parere non è delineato bene, in quel modo dickensiano profondamente pulsante e umano e non ha nulla a che vedere con personaggi potenti che continuano a viverti in testa come David Copperfield, Pip, Oliver Twist o Ebenezer Scrooge.
Le vicende narrate non arrivano mai ad un vero e proprio acme, non seguono un’ideale linea di crescita e sviluppo, sembrano non arrivare mai da nessun parte, sono rallentate e spesso ripetitive, per cui le 1043 pagine non scorrono facilmente (io ci ho messo due lunghi mesi a leggerlo) e si impantanano spesso in punti poco vivi o del tutto morti.

La classica ironia tragicomica e acuta di Dickens in questo libro diventa leggerezza frivola, a tratti sciocchina e demodè ; le avventure narrate che tanto divertirono i lettori ottocenteschi, suscitano solo un vago sorriso nel lettore di oggi, per lo meno a me, e mancano di mordente, di ritmo, di velocità.

Insomma, spunto geniale, idea affascinante a metà tra diario di viaggio e satira dei costumi, personaggi potenzialmente indimenticabili, per un’opera poco incisiva che non ti entra dentro come le altre di Dickens ma che ti passa accanto lasciandoti solo un vago sentore di quella maestria letteraria che tanto mi fa amare questo autore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *