Uncategorized

Leielui

Ho sempre invidiato Andrea De Carlo per come sa scrivere, è un maestro delle parole e delle descrizioni, uno che rende onore alla lingua italiana e la sa usare in modo sublime, magistrale, articolato, aggettivato. Ho letto i suoli libri negli anni e ho sempre pensato leggendo che è esattamente così che vorrei saper scrivere ed è esattamente così che deve essere un libro per dare piacere e benessere al lettore. Caspita che fenomeno, che talento!
Con Due di Due poi sono andata fuori di testa, ho perso la ragione, ne sono diventata schiava e seguace, ne ho trascritto interi brani su quaderni e in mente; ho amato fisicamente quel romanzo, l’ho inghiottito.
Reggere il confronto con quell’opera superba è difficile, sono troppo prevenuta a riguardo, ma devo dire che Leielui, l’ultimo romanzo di De Carlo (2010) non mi ha deluso affatto, anzi.
La storia non è affatto originale nè imprevedibile, è iperclassica, perfino banale: lei, americana trapiantata a Milano per seguire il fidanzato borghese, lui scrittore famoso in piena crisi creativa, seduttore impenitente, si incontrano o meglio si “scontrano” durante una caldissima estate metropolitana e nel giro di pochissimo tempo e di una rapidissima frequentazione vengono travolti loro malgrado da qualcosa di potente e incontrollabile, una passione ipercinetica e quasi “dolorosa” dalle conseguenze non trascurabili.
Nonostante l’ovvietà cinematografica della trama devo dire che il romanzo è talmente ben scritto, ben costruito, talmento curato, verbalmente impeccabile e ricercato, talmente sentito dall’autore, da renderne la lettura una cosa stupenda, appassionante e golosamente “commestibile” alla De Carlo.L’ho letto in meno di una settimana nonostante le quasi 600 pagine (è il suo romanzo più lungo) e l’ho gustato in lunghe sedute notturne in cui dalle 22,30 mi ritrovavo all’1,30 in uno stato di ipnotica e rimbambita incredulità.
I capitoli si alternano ritmicamente ora dal punto di vista di lei ora da quello di lui ed è stupefacente come De Carlo riesca a far percepire questo passaggio di pensiero e mente, la diversità del mondo femminile rispetto a quello maschile, la differenza di sensazioni e percezioni e paure, ma anche i momenti di connubio e comunione del sentire in cui lei e lui diventano leielui, senza spazio, senza pause, una cosa sola.
Vi assicuro che vale la pena conoscerli entrambi e che vi sembreranno due persone vive, in carne ed ossa, materialmente presenti anche giorni dopo aver finito il libro!

“…Invece da qualche tempo tende a vedere gli aeroporti soprattutto come luoghi di separazione, dove si recidono collegamenti e si aprono distanze irrimediabili. Qualche tempo fa gli è venuto in mente che il verbo “decollare” significa anche staccare la testa dal corpo di qualcuno con un colpo violento di arma da taglio, e da allora non riesce più a dimenticarsene.” (pag.129)


“Le cicale sugli olivi vanno avanti e avanti, come una macchina per fare rumore.” (pag.199)

 “Suocero e suocera sembrano nomi di animali feroci della jungla, dotati di setole e zanne; nuora e genero sono di un’indeterminatezza insultante, ai limiti della negazione; cognato e cognata evocano conserve di frutti non commestibili da crudi, o participi passati di un verbo che descrive danneggiamenti strutturali gravi.” (pag.295) 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *