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Norwegian Wood

Ho da poco finito di leggere Norwegian Wood di Murakami Haruki e me ne sono innamorata timidamente e profondamente.
Ambientato nel Giappone di fine anni ’60 e inizi anni ’70(sebbene il romanzo abbia ben poco della tradizione e delle atmosfere della letteratura giapponese classica), la storia vede protagonista il giovane Toru, studente universitario alle prese con la vita in collegio a Tokyo e l’amore difficile, indeciso, sospeso per due ragazze: la malinconica e complessa Naoko e l’esplosiva ed eccentrica Midori. Due pianeti femminili completamente diversi che lo attraggono e respingono e che lo sconvolgono in modo diverso. Tutt’intorno a Toru, ai suoi libri, alle sue passeggiate, alle sue giornate, il mondo esterno, la natura, la vita con le sue gioie e le sue prove dolorose, con i suoi piaceri e i suoi dispiaceri.
Norwegian Wood è un romanzo essenziale e lineare, una storia intensa e pacata, scandita da eventi minimi eppure bellissimi come il rumore della pioggia oltre una finestra o il pizzicare delle corde di una chitarra o una lucciola che vola via, è un trionfo di piccole, accurate e delicate descrizioni, è un’immersione nei piccoli riti insignificanti eppure irrinunciabili della vita quotidiana di ognuno di noi, un bagno di sensazioni lievi e familiari, calme e lente.
L’ho trovato nostalgico, malinconico, intriso di dolore sottile e di stati d’animo delicati e profondissimi, di solitudine, di atmosfere sospese, parole non dette, silenzi ovattati come il rumore di una pioggia leggera e incessante.
L’ho letto rapidamente e avidamente e l’ho sentito familiare in modo sconvolgente, completamente e interiormente MIO.
Non è un libro allegro e solare, non è tematicamente semplice da leggere (mentre per quanto riguarda lo stile scorre via che è una meraviglia!), è duro, buio, flirta spesso e a lungo con la morte; c’è chi lo potrà trovare deprimente e troppo triste per avere come protagonisti degli adoloscenti e le loro vicende amorose, eppure non mi sono mai immalinconita o incupita leggendolo, al contrario ho trovato certe descrizioni talmente perfette da gioire e commuovermi per ciò che stavo leggendo e per il piacere stesso di avere proprio questo libro stretto fra le mani e sotto gli occhi.
Lo consiglio agli amanti di certa letteratura lenta e d’atmosfera, a chi non va alla ricerca dei colpi di scena e delle trame spiazzanti, a chi ama la quiete e i silenzi, a chi è portato per la riflessione e l’interiorità, a chi ama leggere storie di personaggi che amano leggere (Toru è un avido lettore!), a chi ama il Giappone (ma non aspettatevi kimono e fiori di ciliegio perché è un romanzo molto “occidentale”!), a chi trova che la malinconia non sia per forza una sensazione tetra e opprimente, a chi ha amato profondamente e ha provato indecisione e confusione verso quell’amore, a chi ama le descrizioni e gli scenari  in ralenti, a chi si trova spesso a meditare sulla vita e sulla morte, a chi ama la musica e in particolare “Norwegian Wood” dei Beatles, la canzone che dà il titolo e che “accorda” questo prezioso poetico romanzo…
Leggetelo ad occhi chiusi! (Lo so, è un paradosso, ma leggendolo capirete!).
(Tra l’altro, non so quando di preciso, spero a breve, dovrebbe uscire anche in Italia il tanto atteso film tratto dal romanzo!Non vedo l’ora!).

 

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