• Emily Dickinson – Lettere (1845-1886)

    Caro Amico una Lettera mi è sempre parsa come l’immortalità, perché non è forse la mente da sola, senza compagno corporeo? (A Thomas W. Higginson, giugno 1869) Eccentrica e decentrata rispetto al mondo nella sua casa di Amherst, anomala e perfettamente comoda dentro la sua anomalia, radicata nella dimensione domestica e sospesa dentro dimensioni ampliate a dismisura dalla sua fantasia, Emily Dickinson mi è sempre piaciuta per il suo aver vissuto una vita strana, disobbediente ad ogni regola di normalità e portata avanti in una modalità più metafisica che fisica. Più che come a una donna, penso a lei come…

  • Lettere a Theo (o di come ho capito meglio Van Gogh)

    Quando Gauguin dice “Vincent” la sua voce è venata di dolcezza. (Jean Dolent) In questo periodo mi sento attratta dalle lettere, dalla loro portata intima e confidenziale, dal loro autentico svelare chi le scrive (adesso, per esempio, sto leggendo le Lettere scritte da Emily Dickinson tra il 1845 e il 1886 e palpito ad ogni “caro/a”). Lettere che artisti o scrittori, in genere anime sensibili e complesse, hanno scritto ad altri e che senza saperlo hanno indirizzato anche a noi. Dentro le buste in cui hanno viaggiato è rimasta l’essenza di ognuna di queste creature geniali, una polvere perlacea che…

  • L’arte di perdere

    Una famiglia, tre generazioni, una manciata di giorni per leggerne tutto il dolore, la bellezza, la debolezza, la forza d’urto, la resilienza che Alice Zeniter ha infuso in loro. In poche parole un romanzo bellissimo, di quelli che mentre li leggi ti senti riconoscente al Dio della Letteratura e ai suoi scrittori missionari, anche giovani, che vengono a sorprenderci.  Di cosa parla L’arte di perdere? Le radici a tre profondità diverse. Quelle ataviche, tenaci alla recisione. Quelle a metà tra il dentro e il fuori. Quelle di superficie, più a contatto con il cielo esterno che con la terra. Il…

  • Racconti (e ricordi) parigini

    Esiste al mondo una città che più di Parigi riesca a creare nella mente istantanee di poesia atmosferica, tripudi di viali romantici necessari al sogno e abbandoni lirici alla libertà? No, non esiste. Dici Parigi e subito pensi ad un’atmosfera ben precisa, ad un’aria dai connotati così eleganti e luminosi da farti sentire al buio nella tua posizione geografica non parigina, a delle vibrazioni così poetiche, letterarie, cinematografiche, artistiche, rivoluzionarie e signorili, trasgressive e chic insieme, da farti star bene anche solo al pensiero che esistano. Parigi rassicura: è la certezza fisica e metafisica che esiste la Bellezza. Pensi a…