• La figlia unica

    Se dovessi scegliere un libro che parla di maternità con onestà disarmante e una commovente apertura al dubbio, andrei a estrarre dalla mia libreria senza esitazione Maternità di Sheila Heti (di cui ho scritto qui), che ho amato come si ama una liberazione. Pensavo di aver trovato un riferimento assoluto in tal senso, ma poi ho letto La figlia unica di Guadalupe Nettel e adesso i riferimenti sono due. La mia gratitudine è raddoppiata. Mi sento grata a questo romanzo e cerco di spiegarvi perché. – Per il modo tridimensionale in cui tratta il tema della maternità. Una declinazione non…

  • Elsa Morante. Una vita per la letteratura

    In questo periodo così immobile e racchiuso dentro confini necessari, così povero di vita esterna, di scoperte, di esplorazioni libere, leggere biografie mi aiuta ad ampliare col pensiero gli spazi, le possibilità, le speranze. Leggere vite di altri, soprattutto di scrittori, smuove qualcosa di stagnante dentro e fuori di me. È un invito a una festa di nomi, di opere, di case, di amori, un tuffo nel cuore di epoche in cui ci si poteva votare all’arte o alla letteratura con assolutismo. Leggere la vita di Elsa Morante, così religiosamente indirizzata alle lettere, agitata da passioni mai moderate, insubordinata, trainata…

  • Le isole di Norman

    Ci sono romanzi che chiudono cerchi, offrono risposte, sciolgono nodi gordiani anche nell’intimo del lettore. Romanzi-faro che fanno luce sui fatti narrati e su quelli evocati e che proteggono chi legge dalle tempeste del dubbio e dei punti interrogativi. E poi ci sono romanzi che offrono mari di domande ed è in quelle domande – che fanno vivere il libro, gli conferiscono un’anima, una persistenza – che si aggira la ricchezza sempre aperta della letteratura. Sono i romanzi “sospesi” e ammantati di non detto, in cui ognuno può trovare soluzioni e risposte che gli assomigliano, in cui le curiosità non…

  • La via del bosco

    Quando penso ai funghi penso subito al veleno e mi ritraggo impaurita nel mio angolo di diffidenza micologica, là dove scorrono le scene atroci della morte per autoavvelenamento di Emma Bovary (anche se lì era arsenico) o quelle dei contorcimenti febbrili e dolorosi del protagonista de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson (lì, sì, si trattava di un’omelette ai funghi velenosi). Vedo tossine venefiche ovunque. In materia di intossicazione da funghi esiste un grosso divario tra realtà e fantasia, soprattutto tra micofobi. Ecco, appunto. Dei funghi selvatici ho sempre temuto il loro beffardo assomigliarsi, l’invisibile sottigliezza che distingue quello…