• Tempi difficili (e sul perché leggo Dickens)

    Ho letto Casa desolata  tra la fine del 2018 e la fine del 2019, portandomi dietro da un anno all’altro la solita  gratitudine e la solita perplessità che mi suscita Dickens. Sensazioni familiari sempre appese tra il benessere e una vaga stanchezza, tra la curiosità e il fardello. Sarà che amo i fardelli in letteratura e che ho anche una certa tendenza alla sfida e alla rivincita quando si tratta di libri tutt’altro che mordi e fuggi, fatto sta che ho lasciato passare alcuni mesi, ho letto ben altra narrativa, e poi sono tornata a cercare Dickens, ancora. Vi racconto…

  • Ombre giapponesi

    Questo libricino della Piccola Biblioteca Adelphi lo considero un oggetto d’arte, un premio per la vista, un’esperienza di piacere per i polpastrelli, una gioiello cangiante. Ha una copertina intarsiata che emana bagliori dorati in controluce e fa venire in mente i mandala e altri motivi ipnotici liberi dall’immanenza. L’oro, il nero, il color crema in motivi geometrico-floreali a rilievo che incantano la psiche, quella profonda e quella immediata. Ammetto di averlo acquistato per pura fascinazione estetica, senza sapere molto di Lafcadio Hearn e di tutto il resto. Ma è stata una fortuna perché oltre la bellezza oggettuale e i preziosismi…

  • Lizzie (ovvero della mia paura e del mio amore per Shirley Jackson)

    Siamo molteplici, abbiamo dentro dei mondi che si rinnovano e che spesso non vanno d’accordo con le versioni precedenti, abbiamo voci di varie tonalità a cui dar retta o a cui sfuggire, abbiamo pensieri in conflitto e stati d’animo ballerini da sincronizzare. Abbiamo un solo corpo e mille correnti diverse al suo interno. Detto così sembra quasi che io stia dichiarando di essere schizofrenica e siamo sono quasi certa di non esserlo. Quello che voglio dire, correggetemi se sbaglio, è che nessuno di noi si è mai sentito fisso come un numero uno che non vuole sommarsi o moltiplicarsi con…

  • Jules e Jim

    Il titolo di questo post potrebbe essere: “Mai fermarsi alla prime impressioni. Approfondire sempre”. Infatti quella che sto per narrarvi è la storia di una lettura iniziata con il piede storto e finita con la partecipazione piena del mio cuore, una matita dedita alla sottolineatura profonda e uno sguardo rinnovato sull’amore e i suoi tourbillons. Durante le prime pagine di Jules e Jim ho provato una sensazione di fastidio: lo stile di scrittura di Roché mi è parso un non-stile, troppo essenziale, elementare, ellittico. Frasi brevi e punti fermi, periodare non pervenuto, narrazione laconica: L’indomani ebbero la loro prima conversazione.…