• La schiuma dei giorni

    Da un romanzo che ha la schiuma nel titolo non potevo che aspettarmi l’incanto di bolle di sapone volanti, una consistenza danzante e imprevedibile, che non si sa dove andrà, che forma prenderà, quando si dissolverà. Ma quella parola “giorni”, ora che ho finito il romanzo, mi sembra la controparte prosaica, quotidiana e difficilissima da affrontare, la vita nelle sue manifestazioni meno leggiadre, la pesantezza di una malattia che ridisegna gli spazi e azzera l’incanto. Schiuma, spumeggiante, aerea, effimera, e giorni, prima dorati, poi sempre più spenti. Insieme fanno una parabola discendente che vola altissimo e ci porta su con…

  • 4321, o della gratitudine

    Come preannuncia il titolo, in questo post ci sono io che abbraccio 4321 e 4321 che abbraccia me e c’è il racconto breve di questo abbracciarci e dedicarci l’uno all’altra. C’è molto amore in questo post e c’è un tentativo scritto di celebrarlo. Questo post è un GRAZIE. Non ho intenzione di tirare in ballo la retorica fasulla e generalizzante sui libri che salvano la vita o che rendono le persone migliori o che guariscono dalla depressione, ma mi concedo di dire questo: 4321 è stato un gigantesco supporto in un periodo (un mese, quello di aprile) in cui mi…

  • Tempi difficili (e sul perché leggo Dickens)

    Ho letto Casa desolata  tra la fine del 2018 e la fine del 2019, portandomi dietro da un anno all’altro la solita  gratitudine e la solita perplessità che mi suscita Dickens. Sensazioni familiari sempre appese tra il benessere e una vaga stanchezza, tra la curiosità e il fardello. Sarà che amo i fardelli in letteratura e che ho anche una certa tendenza alla sfida e alla rivincita quando si tratta di libri tutt’altro che mordi e fuggi, fatto sta che ho lasciato passare alcuni mesi, ho letto ben altra narrativa, e poi sono tornata a cercare Dickens, ancora. Vi racconto…

  • Ombre giapponesi

    Questo libricino della Piccola Biblioteca Adelphi lo considero un oggetto d’arte, un premio per la vista, un’esperienza di piacere per i polpastrelli, una gioiello cangiante. Ha una copertina intarsiata che emana bagliori dorati in controluce e fa venire in mente i mandala e altri motivi ipnotici liberi dall’immanenza. L’oro, il nero, il color crema in motivi geometrico-floreali a rilievo che incantano la psiche, quella profonda e quella immediata. Ammetto di averlo acquistato per pura fascinazione estetica, senza sapere molto di Lafcadio Hearn e di tutto il resto. Ma è stata una fortuna perché oltre la bellezza oggettuale e i preziosismi…