• Parlare (male) di Parlarne tra amici

    Stando alla definizione ufficiale di “millennials”, cioè di persone nate tra il 1981 e il 1996, anch’io, essendo nata nel 1984, sono una millennial, una millennial un po’ old, ma pur sempre millennial. Ed essendo Sally Rooney definita in ogni dove, come fosse un prodotto con l’etichetta, “la scrittrice dei millennials”, ergo dovrei sentirmi rappresentata dalla sua scrittura e dai suoi libri super cool con copertine vitaminiche (con dipinto di Alex Katz) e grafica pop. Ecco, questo sillogismo non funziona con me perché dopo aver letto Parlarne tra amici non solo non mi sono sentita capita, narrata, analizzata e rappresentata…

  • Rileggere Delitto e castigo a 30 anni*

    *In realtà ne ho 35, ma facciamo finta che valgano solo le decine e diamo un colpo di scure sul cranio al concetto di tempo come fa Raskol’nikov con la vecchia usuraia.  Ho letto Delitto e castigo la prima volta quando andavo al liceo, in una strana edizione Rizzoli – trovata fra le raccolte disorganiche di libri di casa dei miei – divisa in due piccoli tomi, con una rilegatura fragile e una copertina grigiastra, priva di immagini e di ogni forma di seduzione editoriale.Superata la fase greco/latino-centrica del quarto e quinto ginnasio in cui sono stata devota come un…

  • La straniera

    Mi sono avvicinata alla scrittura di Claudia Durastanti come una straniera: il territorio della sua prosa mi era del tutto sconosciuto e non sapevo nemmeno che tipo di bagaglio mentale preparare per visitarlo. Ero curiosa, volevo un po’ uscire dalla mia bolla e andare dove non ero mai andata. La cinquina del Premio Strega mi ha dato la spinta decisiva (è lì che si trova anche il mio amatissimo Addio fantasmi di Nadia Terranova), ma anche il voler salire per la prima volta sulla Nave di Teseo. Come primo viaggio non poteva andare meglio. Sfolgorante, fuori da rotte già battute.…

  • Caro amico dalla mia vita scrivo a te nella tua

    Ho quasi timore di scrivere qualcosa su questo libro, è così delicato e intimo che temo di poterlo ferire, di poter avere un tono troppo materiale e aggressivo rispetto alla sua bellezza fragile, alla sua anima sensibile, che poi è quella di Yiyun Li. Cercherò di essere docile, di non parlare troppo, perché libri di questi tipo richiedono silenzi meditativi, ascolti interiori, ritiri spirituali in se stessi, perché sono fatti di materiale umano, ma anche di qualcosa di immateriale che coinvolge parti molto nascoste di noi e dischiude chiusure complicate. Ho trovato così tante illuminazioni, rimandi, verità, spunti di autoanalisi…