• Leggere (con) Furore

    Furore, il titolo italiano (l’originale è The Grapes of Wrath), ma anche quello che si prova leggendo un tale pulsante capolavoro. Ho usato la parola capolavoro subito, fin dalla prima riga, e non mi sento affatto enfatica. Questo è Furore, un capolavoro. E non solo perché è un’opera di Steinbeck, lo scrittore che più d’ogni altro, insieme a Hemingway e Salinger, ha dato gloria eterna al Grande romanzo americano. Furore è una suprema opera letteraria la cui lettura avvicina al cuore contraddittorio dell’uomo, alle sue mani che possono tendersi in soccorso o colpire con ferocia, ai suoi denti che possono…

  • Ecco perché ho amato leggere Kent Haruf

    Kent Haruf, per come scrive, per quello che scrive, per il tipo di lettrice che sono io, dovrebbe andare a collocarsi per direttissima nell’area grigia delle mie delusioni letterarie, delle mie mancate empatie. Ha tutte le caratteristiche di quegli scrittori minimalisti come Hemingway o Cormac McCarthy che mi fanno sentire a disagio per eccesso di asciuttezza, per disidratazione stilistica. Non usa le virgolette per il discorso diretto come a voler risparmiare tempo, non regala mai un aggettivo in più, una sfumatura verbale in più, lascia perdere i dettagli quando tu vorresti saperne di più, lavora per sottrazione, per riduzione lessicale,…

  • I giusti

    Ogni persona è un mondo intero. Chi salva una vita, salva il mondo intero Questo è un libro sul bene che si fa nell’ombra e sottovoce, senza fari puntati a celebrare l’eroismo, senza nemmeno la consapevolezza di un eroismo. Sul bene senza forzature, che non si fa troppe domande e si schiera contro la disumanità sistematica senza deciderlo, senza dichiararlo. Perché un uomo è anche ciò che nasconde. È uno di quei libri che ti fanno conoscere cuori che a un certo punto della Storia del secolo scorso hanno deciso di battere non solo per sé stessi e i propri…

  • Il mio consiglio di lettura per l’estate: 2. Quel che si vede da qui

    Estate, tempo di letture leggere ma non inconsistenti o consistenti ma non pesanti. Tempo di storie che aderiscano bene, senza schiacciarli, al nostro intelletto reso indolente dall’afa e al nostro animo esposto alla frivolezza vacanziera. Tempo di libri succosi come un frutto dal gusto dolceamaro, attraversati da un brio semiserio e da una vena di poesia tutt’altro che ermetica. Tempo di libri che non siano severi ma nemmeno troppo indulgenti con la nostra sensibilità. E quindi tempo di un libro come Quel che si vede da qui di Mariana Leky (Keller, 2019), una dolce sinfonia di sorrisi e lacrime, un…