• A lezione dal prof. Nabokov

    Per quanto mi ripetessi che stavo cercando una mera presenza lenitiva, un pot-au-feu nobilitato, un toupet intimo animato, ciò che davvero mi attirava in Valeria era l’imitazione che sapeva fare di una bambina. Ho aperto e citato a caso (pag. 27) da quel capolavoro languido e meticoloso che è Lolita, ma avrei potuto citare altre mille cose pregiatissime uscite dalla penna stilografica d’oro di Nabokov (io la immagino d’oro zecchino). Quando penso alla classe in letteratura penso a lui e ho visioni di ardore lessicale e seduzione. Da uno che scrive con tale sontuoso uso delle parole e della prosa,…

  • Letture per tornare bambini a Natale*

    *Post ad alto tasso di buonismo e candore natalizi. Gli Ebenezer Scrooge che dovessero passare da queste parti sono avvisati: i tre libri di cui parlo potrebbero avere lo stesso effetto dei tre fantasmi del Canto di Natale. Le liste di libri, le classifiche e i bilanci mi agitano sempre: cosa prendo? cosa lascio? perché devo scegliere? E tutte le altre titubanze del dover selezionare l’infinitesimale in una distesa pressoché infinita. Quindi vi darò solo un consiglio addobbato per le feste. O meglio tre, ma con un unico invito: ritrovarvi un po’ bambini a Natale, mollare tutto e viaggiare dentro…

  • Perché leggere Compulsion

    Mentre leggevo Compulsion continuava a venirmi in mente una delle più belle scene (questa) di Match Point di Woody Allen, quella in cui il protagonista omicida lancia verso il Tamigi diversi gioielli, tra cui un anello, che avrebbero potuto inchiodarlo. A sua insaputa l’anello non cadrà in acqua come gli altri oggetti, ma rimbalzerà sul parapetto e andrà a finire a terra. Quel rimbalzo, quella distrazione, saranno la sua fortuna. Nella storia che ci racconta Meyer Levin non c’è un anello ma un paio di occhiali caduto a terra, un’altra distrazione volante che (simbolicamente?) aiuterà chi indaga a mettere a fuoco la…

  • Addio fantasmi e di come ho scoperto una scrittrice da amare

    Ho letto Addio fantasmi subito dopo il mio congedo da Guerra e pace. Dopo aver sperimentato una pienezza letteraria così enorme ed essermi annodata così bene e per sempre all’intreccio tolstojano, avrei potuto trovare il romanzo di Nadia Terranova non abbastanza pieno di anima e vigore, una lettura priva di effetti. Avrei potuto sperimentare l’insulso dopo il sontuoso e ritrovarmi incontentabile. L’ho messo in una successione scomoda, povera creatura, l’ho caricato di una responsabilità non da poco e avrei potuto schiacciarlo. Ma nulla di tutto ciò è accaduto perché Addio fantasmi, con il suo corpo esile e le sue parole…