• Lizzie (ovvero della mia paura e del mio amore per Shirley Jackson)

    Siamo molteplici, abbiamo dentro dei mondi che si rinnovano e che spesso non vanno d’accordo con le versioni precedenti, abbiamo voci di varie tonalità a cui dar retta o a cui sfuggire, abbiamo pensieri in conflitto e stati d’animo ballerini da sincronizzare. Abbiamo un solo corpo e mille correnti diverse al suo interno. Detto così sembra quasi che io stia dichiarando di essere schizofrenica e siamo sono quasi certa di non esserlo. Quello che voglio dire, correggetemi se sbaglio, è che nessuno di noi si è mai sentito fisso come un numero uno che non vuole sommarsi o moltiplicarsi con…

  • Jules e Jim

    Il titolo di questo post potrebbe essere: “Mai fermarsi alla prime impressioni. Approfondire sempre”. Infatti quella che sto per narrarvi è la storia di una lettura iniziata con il piede storto e finita con la partecipazione piena del mio cuore, una matita dedita alla sottolineatura profonda e uno sguardo rinnovato sull’amore e i suoi tourbillons. Durante le prime pagine di Jules e Jim ho provato una sensazione di fastidio: lo stile di scrittura di Roché mi è parso un non-stile, troppo essenziale, elementare, ellittico. Frasi brevi e punti fermi, periodare non pervenuto, narrazione laconica: L’indomani ebbero la loro prima conversazione.…

  • Emily Dickinson – Lettere (1845-1886)

    Caro Amico una Lettera mi è sempre parsa come l’immortalità, perché non è forse la mente da sola, senza compagno corporeo? (A Thomas W. Higginson, giugno 1869) Eccentrica e decentrata rispetto al mondo nella sua casa di Amherst, anomala e perfettamente comoda dentro la sua anomalia, radicata nella dimensione domestica e sospesa dentro dimensioni ampliate a dismisura dalla sua fantasia, Emily Dickinson mi è sempre piaciuta per il suo aver vissuto una vita strana, disobbediente ad ogni regola di normalità e portata avanti in una modalità più metafisica che fisica. Più che come a una donna, penso a lei come…

  • Lettere a Theo (o di come ho capito meglio Van Gogh)

    Quando Gauguin dice “Vincent” la sua voce è venata di dolcezza. (Jean Dolent) In questo periodo mi sento attratta dalle lettere, dalla loro portata intima e confidenziale, dal loro autentico svelare chi le scrive (adesso, per esempio, sto leggendo le Lettere scritte da Emily Dickinson tra il 1845 e il 1886 e palpito ad ogni “caro/a”). Lettere che artisti o scrittori, in genere anime sensibili e complesse, hanno scritto ad altri e che senza saperlo hanno indirizzato anche a noi. Dentro le buste in cui hanno viaggiato è rimasta l’essenza di ognuna di queste creature geniali, una polvere perlacea che…