• Le isole di Norman

    Ci sono romanzi che chiudono cerchi, offrono risposte, sciolgono nodi gordiani anche nell’intimo del lettore. Romanzi-faro che fanno luce sui fatti narrati e su quelli evocati e che proteggono chi legge dalle tempeste del dubbio e dei punti interrogativi. E poi ci sono romanzi che offrono mari di domande ed è in quelle domande – che fanno vivere il libro, gli conferiscono un’anima, una persistenza – che si aggira la ricchezza sempre aperta della letteratura. Sono i romanzi “sospesi” e ammantati di non detto, in cui ognuno può trovare soluzioni e risposte che gli assomigliano, in cui le curiosità non…

  • La via del bosco

    Quando penso ai funghi penso subito al veleno e mi ritraggo impaurita nel mio angolo di diffidenza micologica, là dove scorrono le scene atroci della morte per autoavvelenamento di Emma Bovary (anche se lì era arsenico) o quelle dei contorcimenti febbrili e dolorosi del protagonista de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson (lì, sì, si trattava di un’omelette ai funghi velenosi). Vedo tossine venefiche ovunque. In materia di intossicazione da funghi esiste un grosso divario tra realtà e fantasia, soprattutto tra micofobi. Ecco, appunto. Dei funghi selvatici ho sempre temuto il loro beffardo assomigliarsi, l’invisibile sottigliezza che distingue quello…

  • La vita bugiarda degli adulti

    Quello che sto per scrivere è un articolo breve e senza ambizioni di indagine critica né particolari sforzi interpretativi. Come sempre si tratta di impressioni di viaggio al termine del libro. Non amo molto le recensioni esegetiche fino allo sfinimento sulle opere di Elena Ferrante (leggere le interviste che le vengono fatte, invece, mi rende felice); trovo che su di lei si speculi troppo in termini di ermeneutica e di apparati critici, come se ci si sentisse in colpa per il piacere quasi fisico che danno i suoi romanzi, come se si volesse a tutti i costi ricondurre all’elitario una…

  • Leggere (molto lentamente) Seni e uova

    Ho avuto uno strano rapporto di lettura con questo libro. Mi è piaciuto leggerlo, mi ha trasmesso molte e complesse emozioni, ma sono stata lenta, ai limiti dell’indolenza, nel portarlo avanti. Non perché io l’abbia trovato noioso o malriuscito, né perché mi sia fatta spaventare dalle sue corpose 606 pagine pregne di giganti “questioni” femminili. Per altre ragioni. 1) La prima ha a che fare con l’effetto che la letteratura giapponese contemporanea ha su di me. Un senso di rallentamento del moto delle cose, di dilatazione temporale e sospensione spaziale, di quiete che non è tedio ma attardarsi nelle pagine,…